martedì 14 ottobre 2014

PASOLINI (2014)

Regia: Abel Ferrara.
Soggetto e Sceneggiatura: Abel Ferrara, Maurizio Braucci. 
Fotografia: Stefano Falivene. 
Durata: 86’. 
Genere: Drammatico/ Biografico. 
Produzione: Thierry Lounas. 
Paesi Produzione: Italia/ Francia/ Belgio. 
Casa di Produzione: Capricci Films, Urania Pictures srl. Distribuzione: Europictures. 
Interpreti: Willem Dafoe (doppiato da Fabrizio Gifuni), Valerio Mastandrea, Riccardo Scamarcio, Adriana Asti, Ninetto Davoli, Maria De Medeiros (doppiata da Chiara Caselli), Roberto Zibetti, Andrea Bosca, Giada Colagrande, Francesco Siciliano, Luca Lionello (voce narrante), Salvatore Ruocco, Diego Pagotto, Tatiana Luter.

Pasolini di Abel Ferrara racconta l’ultimo giorno di vita di Pier Paolo Pasolini e al tempo stesso mette in scena alcune sequenze di Petrolio - lo scandaloso romanzo incompiuto - e di Porno Teo Kolossal - la sceneggiatura che non è mai diventata film. Pier Paolo Pasolini parla con i suoi scritti, grazie a interviste, appunti, brani di articoli, parti di romanzo, mentre la macchina da presa di Ferrara si muove con eleganza, fotografa i palazzi fascisti dell’Eur sotto un cielo azzurro solcato da nubi e riprende con partecipe emozione gli ultimi momenti di vita del poeta. Vediamo Laura Betti (Maria De Medeiros), elegante e snob, la madre (Adriana Asti) compassionevole e addolorata, Sergio Citti (Valerio Mastandrea) intento a studiare come evitare solerti censori per il debutto del nuovo film. Scorrono sullo schermo le immagini di Salò, il disturbante e incompreso film postumo, con Pasolini in sala montaggio che si definisce scrittore, confida a un giornalista che i suoi attori sono dei masochisti e si arroga il diritto di scandalizzare. “Soltanto i moralisti non accettano di essere scandalizzati”, afferma Pasolini, personaggio ricostruito con lirico realismo da Ferrara e interpretato con bravura da Willem Dafoe, così identico per gesti misurati, abbigliamento e fattezze da sembrare un gemello.
Bravissimo Ninetto Davoli - ispirato come ai tempi de La terra vista dalla luna e Uccellacci e uccellini - nei panni di Eduardo De Filippo nelle sequenze di Porno Teo Kolossal viste da Ferrara, quando parte alla ricerca del Paradiso, seguendo la stella cometa. Accanto a lui un ottimo Riccardo Scamarcio - sempre più convincente - che impersona Ninetto Davoli, sia al ristorante per l’ultima cena con Pasolini che nella finzione grottesca del film. Porno Teo Kolossal si conclude con la triste certezza che dopo la vita non c’è niente, ma che è bello cercare uno scopo, viaggiando in capo al mondo insieme a un amico per capire tutti i nostri errori. Si resta con la voglia - impossibile a soddisfare - di scoprire che cosa avrebbe potuto essere il Porno Teo Kolossal di Pasolini, se gli avessero lasciato il tempo di girarlo. Abel Ferrara è padrone di una tecnica superlativa, a base di piani sequenza, immagini evocative, fotografia nitida e poetica. Mette a frutto anche le prime esperienze nel mondo del porno per girare alcune sequenze di fellatio omosessuale, ma anche la parentesi di regista noir e persino horror che serve a rendere credibile la parte del delitto. Davvero realistica l’efferata violenza che si registra nelle sequenze che immortalano il macabro assassinio. Ferrara accetta la tesi che Pelosi non fosse solo, ma che un gruppo di fascisti abbia sorpreso i due uomini durante un approccio amoroso sul campetto di periferia, a Ostia. Pasolini massacrato di botte dai fascisti viene ucciso da Pelosi, che prima lo colpisce con un bastone quindi passa - involontariamente - sopra il suo corpo con la sua auto. Il film racconta la visione del mondo di Pasolini, il pessimismo cosmico, le idee contro il consumismo e la pubblicità, l’idiosincrasia per i gusti massificati. “Tutti desideriamo le stesse cose e capita che uccidiamo pur di averle”, dice nel corso dell’ultima intervista rilasciata a La Stampa, avvertendo che Siamo tutti in pericolo. Abel Ferrara ci ricorda che non si tratta di un pericolo scampato e che Pasolini è stato l’intellettuale italiano più lungimirante del Ventesimo secolo. Incredibile che sia un regista statunitense a dircelo, ma il poeta friulano aveva capito tutto. Forse proprio per questo motivo è stato ucciso. E noi siamo rimasti orfani di una voce libera di cui sentiamo molto la mancanza.

Recensione a cura di:




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