martedì 28 ottobre 2014

EMANUELLE - PERCHÉ VIOLENZA ALLE DONNE? (1977) di Aristide Massaccesi [Joe D'Amato] - recensione del film


Emanuelle - perché violenza alle donne (1977)
Emanuelle, la più famosa fotoreporter d'America, di ritorno da un periodo di vacanza su un'isola selvaggia, abborda un giovane camionista con cui fa l'amore (ancora prima dell'inizio dei titoli di testa), e dal quale si fa accompagnare allo Sheraton Hotel. Nessuno, né il camionista né l'addetto della reception le darebbero credibilità, senza bagagli e vestita quasi di stracci, ma l'incontro con Cora, una collega giornalista, le facilita le cose, e l'aiuta a prendere possesso della stanza che il giornale le aveva prenotato. Tra i corridoi dell'hotel Emanuelle conosce il dottor Robertson, alto funzionario delle Nazioni Unite, col quale nasce un affetto. Un loro fugace dialogo svela nuovamente la natura libera di Emanuelle. "Ha amato molti uomini?" le chiede Robertson. "No, ma ne ho avuti molti." è la risposta. I due devono separarsi, i rispettivi impegni li chiamano qua e là in giro per il mondo. Si reincontreranno in India, dove Emanuelle è inviata dal giornale per un servizio su un santone che afferma di aver scoperto il segreto del coito prolungato. Incontrerà anche una ragazza italiana che le racconta di esser stata vittima di certi sfruttatori che a Roma la costringevano a prostituirsi. Il loro incontro sblocca le ansie della giovane, che si lascia andare alla prima esperienza omosessuale tra le braccia di Emanuelle. 
Nella sontuosa reggia del santone, riccamente arredata da un'elegante scenografia, la cinepresa s'insinua con lenti carrelli nei saloni dove decine di coppie riunite in una specie di baccanale fanno l'amore sotto la guida del guru del sesso. Dopo aver scattato qualche fotografia, anche Emanuelle prende parte all'orgia, unendosi a un giovane (che in EMANUELLE IN AMERICA interpretava l'autista del villaggio per donne sole). I due raggiungono presto l'orgasmo, suscitando lo scandalo generale e la contrarietà del santone. A coronare la sequenza, il montaggio offre alcuni inserti hard, anche per Emanuelle, ma nel suo caso si tratta di controfigure. Segue un'altra scena piuttosto spinta ma raffinata, in cui il santone, in realtà un cialtrone che non vale niente a letto, egocentrico e narcisista, ampiamente disponibile all'obbiettivo fotografico, mostra ad Emanuelle come giovani donne apprendano l'arte del kamasutra allenandosi con finti falli di diverse dimensioni. Delusa dall'esperienza indiana, Emanuelle vola a Roma, dove incontra la collega Cora che sta indagando sulla tratta delle bianche. Fingendosi esca insieme a delle ingenue ragazzine, si lascia rapire da due distinti giovani che con un'antica Rolls Royce, tra monumenti, ristoranti e ville della Roma-bene, adescano le ragazze destinate alla prostituzione. Legata e bendata insieme ad altre vittime in una tetra villa sull'Appia Antica, la nostra eroina incontra il capo incaricato della selezione delle donne, un orribile tipo dal volto sfigurato che oltre a selezionarle ha l'abitudine di abusarne sessualmente. Il trucco facciale dell'uomo sembra vero, e la sequenza, cruda, è realmente inquietante. A salvare la situazione e a far arrestare i membri dell'organizzazione sarà un ragazzino che Emanuelle aveva ingaggiato per seguirla. Ma gli alti capi della tratta sono altrove, sparsi per il mondo, e Emanuelle e Cora, decise ad andare fino in fondo, partono alla volta di Hong Kong. Dopo aver rischiato di finire torturata da un sadico cinese e salvata all'ultimo momento, Emanuelle, ormai con l'inseparabile collega, riparte per Teheran, dove stanno i massimi vertici dell'organizzazione. Fingendosi ancora una volta vittime, le giornaliste riescono a penetrare nell'ennesimo harem, dove nuove nefandezze vengono catturate dall'obbiettivo nascosto della macchina fotografica: un'altra orgia abbastanza spinta che la cinepresa racconta con dovizia di particolari e inserti esplicitamente pornografici. Uno dei membri dell'organizzazione è interpretato da Joe D'Amato stesso, in un cammeo non accreditato. Riuscite ad informare l'emiro, che era all'oscuro di tutto ciò, l'organizzazione è definitivamente messa ko, con l'arresto dei suoi vertici. Per coronare il successo, prima della partenza, le coraggiose giornaliste si prendono la soddisfazione di assaporare le doti sessuali dell'affascinante emiro (interpretato da Gianni Macchia, già giovane protagonista dei mitici BRUCIA RAGAZZO BRUCIA e AMARSI MALE di Fernando Di Leo). Nuovamente a New York, quando l'avventura sembrava esser finita, Emanuelle si trova coinvolta in una notte brava di senatori e gente-bene che prima organizza lo spogliarello di un'ingenua ragazza e poi la lasciano stuprare da un gruppetto di balordi. La fotoreporter, stanca ma comunque mai demoralizzata nonostante le mille avventure, ritorna tra le braccia del dottor Robertson.

L'incipit è chiaro: ancora prima dei titoli di testa il film si apre con Emanuelle che fa l'amore nel rimorchio di un camion. Terzo film della serie di Emanuelle diretto da Joe D'Amato. Al suo fianco il fido Nico Fidenco che confeziona ancora un'ottima e coinvolgente colonna sonora; Vincenzo Tomassi al montaggio; e Maria Pia Fusco alla sceneggiatura, qui affiancata da Gianfranco Clerici, prolifico autore di tanti gialli, horror, azione e avventura. Molto più denso dei film precedenti, sia scenograficamente, con un'elegante cura degli interni, molto raffinati, sia sull'aspetto della rappresentazione dell'erotismo, più spinto e audace, anche in quelle scene che non comprendono meri inserti pornografici. Sul piano narrativo persiste come caratteristica portante della serie lo svolgimento a concatenazione di eventi separati, ma qui sono maggiormente condensati e tenuti insieme dal tema portante, quello della tratta delle bianche, che unisce i vari viaggi per il mondo. Anche l'aspetto paesaggistico è piuttosto ricco: New York, India, Roma, Hong Kong, Teheran e di nuovo New York. E' ancora presente una sottile critica alla società bene, soprattutto nel finale, quando assistiamo alle depravazioni dei ricchi politici americani, ma lo scopo del film non è moralizzare, bensì divertire, coinvolgere lo spettatore nelle incredibili avventure di questa reporter ormai diventata icona.

Regia: Aristide Massaccesi [Joe D'Amato]; Soggetto: Maria Pia Fusco; Sceneggiatura: Maria Pia Fusco; Interpreti: Ivan Rassimov (dr. Robertson), Karin Schubert (Cora Norman), Don Powell (Jeff Davis), Luigi Montefiori [George Eastman] (guru), Laura Gemser (Emanuelle), Brigitte Petronio (Mary), Maria Brolis, Marino Masè (Kassem), Gianni Macchia (emiro), Paola Maiolini, Clara Alietti, Eduardo Puoti, Lanfranco Spinola, Antonio Gismondo, Rino Guarrero, Maria Piera Regoli, Paola D'Egidio, Elisabetta Terribile, Efre Appel, Franca Guida, Renata Franco, Daniele Forli, Maria Luisa Stefano Pece, Franca Sala
Fotografia: Aristide Massaccesi; Musica: Nico Fidenco; Scenografia: Marco Dentici; Montaggio: Vincenzo Tomassi; Suono: Massimo Loffredi; Produzione: Embassy Productions; Distribuzione: Fida Cinematografica; censura: 70778 del 09-09-1977

Recensione a cura di:


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