lunedì 27 ottobre 2014

BELLISSIMA (1951)

Regia: Luchino Visconti.
Soggetto: Cesare Zavattini.
Sceneggiatura: Suso Cecchi D’Amico, Francesco Rosi, Luchino Visconti.
Fotografia: Piero Portalupi, Paul Ronald.
Montaggio: Mario Serandrei.
Scenografia: Gianni Polidori.
Costumi: Piero Tosi. Musiche: Franco Mannino.
Tema Musicale: L’elisir d’amore di Donizetti.
Produttore: Salvo d’Angelo per Bellissima Film srl.
Distribuzione: Cei Incom.
Durata: 102’. Bianco e Nero.
Genere: Drammatico.
Interpreti: Anna Magnani, Tina Apicella, Walter Chiari, Gastone Renzelli, Tecla Scarano, Arturo Bragaglia, Lola Braccini, Amalia Pellegrini, Nora Ricci, Linda Sini, Teresa Battaggi, Gisella Monaldi, Alessandro Blasetti, Mario Chiari, Vittorio Musy Glori, Geo Taparelli, Luigi Filippo D’Amico, Corrado Mantoni

Bellissima è il quarto film di Luchino Visconti (1906 - 1976), girato dopo Ossessione (1943), Giorni di gloria (1945) e La terra trema (1947), ma non si può inserire nella filmografia del grande autore milanese senza aver riconosciuto gran parte dei meriti al soggetto di Cesare Zavattini e a una mirabile interpretazione di Anna Magnani. L’attrice romana è al massimo della forma e la sua Maddalena Cecconi - popolana innamorata del cinema che sogna un futuro dorato per la figlia - le fa vincere un Nastro d’Argento come Migliore Attrice Protagonista.

Vediamo la trama. Il regista Alessandro Blasetti (nella parte di se stesso) sta cercando una bambina a Cinecittà per interpretare un film; Maddalena (Magnani) decide che sua figlia deve vincere la selezione per dare il via a un futuro da attrice, come avrebbe voluto fare lei da giovane, senza riuscirci. Il marito Spartaco (Renzelli) non condivide, per questo le liti con la moglie sono frequenti, ma la donna fa tutto di nascosto, cade persino nelle mani di Alberto (Chiari) - un collaboratore di Blasetti - che le chiede cinquantamila lire per raccomandare la figlia al regista. La figlia Maria non ha talento e non è portata per fare l’attrice, nonostante un corso di dizione e uno di ballo che la madre le impone di frequentare. In sede di provino scoppia in un pianto dirotto, mentre la troupe che osserva il filmato ride e ironizza sulle scarse doti recitative. Il cinismo del mondo dello spettacolo viene messo in primo piano, la madre disperata comprende quanto il cinema sia diverso da come l’aveva immaginato. Irrompe sulla scena, accusa il regista di insensibilità, porta via la figlia e anche quando il cineasta - dopo aver rivisto il provino con attenzione - cambia idea e propone un contratto per la bambina, rifiuta sdegnata.
Zavattini scrive un soggetto per raccontare i retroscena del mondo del cinema, le insidie e i percoli che sono in agguato nei confronti dei piccoli attori e delle madri ambiziose. Racconta i loschi figuri che si aggirano intorno alle produzioni e che per una manciata di denaro o per una notte d’amore promettono una parte in un film. Descrive con cura personaggi sconfitti come l’assistente al montaggio (Liliana Mancini, interprete di Sotto il sole di Roma), ex attrice che si è rassegnata a vivere ai margini del set perché nessuno la cerca più come interprete. Da notare che la Mancini racconta la sua vera parabola decadente nel mondo del cinema, in una sorta di omaggio neorealista. Il ritratto più vero è quello della madre, innamorata del cinema, che sogna per la figlia un futuro dorato e fa di tutto per assicurarglielo. Grande interpretazione di Anna Magnani, popolana tutto cuore, romana verace di borgata, intensa e credibile, calata alla grande nel personaggio. Walter Chiari è molto bravo nei panni di un antipatico fanfarone che ci prova con la donna ma quando si rende conto che non c’è niente da fare si accontenta di rubarle cinquantamila lire. Alessandro Blasetti, Corrado Mantoni, Luigi Filippo D’Amico… interpretano loro stessi e conferiscono maggior veridicità al film. Luchino Visconti gira da maestro con splendidi piani sequenza e primissimi piani sul volto della Magnani, ritrae con intenso realismo le condizioni disastrate di un’Italia appena uscita dalla guerra, le case popolari, le macerie, le trattorie di periferia, le strade assolate e deserte di una Roma scomparsa. Un film che non è neorealismo, ma che non è neppure melodramma avulso dalla realtà, ma un mix delle due cose, perché in una cornice realista - fotografata in un lucido bianco e nero - racconta una storia impossibile di sogni infranti e di illusioni perdute. Pare che la storia sia tratta da un fatto realmente accaduto alcuni anni prima, quando Blasetti cercava una bambina per interpretare Prima comunione e una madre avrebbe cercato di imporre la figlia alla produzione. Zavattini scrive almeno tre stesure del soggetto e Visconti apporta molte modifiche in sede di sceneggiatura. Anna Magnani e Luchino Visconti stringono un rapporto stupendo, nonostante i rispettivi caratteri forti e indipendenti, riescono a dar vita a un legame foriero di successi. Visconti riesce a tratteggiare grazie all’attrice il ritratto di una donna del popolo con tutti i suoi sogni e le sue speranze, al punto che il vero tema portante della sceneggiatura (il mondo del cinema) resta in secondo piano. La stampa rosa del periodo racconta di una breve storia d’amore tra Anna Magnani e Walter Chiari, ma anche di un rapporto intenso nato con la figlia della finzione, Tina Apicella, che diventa molto amica del figlio e frequenta la casa dell’attrice. Elementi di neorealismo conferiti da alcuni attori presi dalla strada, come Gastone Renzelli, il rude marito, e la stessa bambina, a tratti impacciata, ma credibile.
Bellissima non riscuote una grande accoglienza da parte del pubblico italiano, ma ottiene consensi all’estero, soprattutto a Parigi e a New York, dove la Magnani riceve un’accoglienza trionfale. La critica contemporanea non giudica positivamente il film perché rimprovera a Visconti di aver abbandonato il neorealismo. In realtà Visconti non gradisce l’etichetta di neorealista, come non è codificabile in un genere o in una corrente di pensiero. Bellissima è un film realista, intriso di elementi di pura poesia e momenti lirici fotografati con grande perizia cinematografica. Difficile definirlo un film drammatico, perché il tono cambia nel corso della pellicola, variando senza soluzione di continuità dalla commedia al melodramma.  Il ritratto di una popolana che il regista e l’interprete forniscono è inimitabile, unico, intenso e realistico, pure se alcuni episodi possono apparire ridondanti ed eccessivi. Una scena soltanto basterebbe a qualificare il film come un capolavoro: Anna Magnani e Walter Chiari che parlano sul fiume, fotografati dalla poetica macchina da presa di Visconti, in un intenso bianco e nero. Bellissima è stato selezionata tra i 100 film italiani da salvare.

Recensione a cura di:



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