lunedì 29 settembre 2014

E IO NON PAGO (2012)

Regia/Director: Alessandro Capone
Soggetto/Subject: Jerry Calà
Sceneggiatura/Screenplay: Alessandro Capone, Luca Biglione
Interpreti/Actors: Maurizio Mattioli, Jerry Calà, Enzo Salvi, Valeria Marini, Benito Urgu, Adolfo Margiotta, Cosetta Turco, Ami Veevers Chorlton, Cecilia Capriotti, Gianna Orrù, Ninì Salerno, Sandra Collodel, Linda Batista, Francesco Procopio, Maurizio Casagrande (Riccardo Riva)
Fotografia/Photography: Dario Germani
Musica/Music: Stefano Magnanensi
Costumi/Costume Design: Stefano Giovani
Scene/Scene Design: Alessandro Rosa
Suono/Sound: Ugo Celani
Montaggio/Editing: Carlo Fontana
Produzione/Production: Red Carpet S.r.l., Motom Electronic Group
Distribuzione/Distribution: AI Entertainment
censura: 106693 del 30-10-2012

Alessandro Capone (Roma, 1959) è un regista televisivo che il grande pubblico conosce per le serie Il commissario (2001) e Distretto di Polizia (2007-2008), ma anche per Extralarge (1993) e I delitti del cuoco (2010), interpretati da Bud Spencer. Uomini sull’orlo di una crisi di nervi è il suo miglior lavoro teatrale, ironicamente ispirato al capolavoro di Almodovar, che il regista adatta per cinema e televisione.
E io non pago - Un film d’evasione segna il suo ritorno al cinema, quasi un debutto, perché questa volta il soggetto originale - scritto da Jerry Calà - viene sceneggiato con il preciso scopo di farne un film. Il pubblico gradisce perché rassicurato dai ben noti territori della fiction, il critico esigente un po’ meno perché sarebbe stanco di assistere a patetici television-movie, prodotti ibridi e informi che fondono comicità e lacrime, ironia e dialoghi scontati, recitazione pessima e situazioni ridicole.

In breve la trama. Il maresciallo Remo Signorelli (Mattioli) e il brigadiere Riccardo Riva (Casagrande) della Guardia di Finanza sono in missione a Poltu Quatu, stupenda località turistica della Sardegna. Remo ritrova sull’isola il vecchio amico Fulvio (Calà), che non vedeva da trent’anni e riteneva - a torto - il primo amore di sua moglie. I due finanzieri scoprono un giro di evasioni fiscali; grazie all’inconsapevole Fulvio e a un travestimento da innocui turisti incastrano persino il commercialista privo di scrupoli Massimiliano Grilli (Salvi), vero e proprio padrone della zona.
Una commedia che vorrebbe raccontare la realtà con una sceneggiatura basata su alcune storie vere di ordinaria corruzione. Il film non funziona per niente. Persino un attore come Mattioli naufraga nel grigiore generale interpretando un maresciallo dal cuore d’oro che lascia la Guardia di Finanza e si mette in società con l’amico ritrovato. Casagrande è patetico come brigadiere innamorato di una bella estetista (Turco) che finisce per essere trasferito in capo al mondo, reo di aver insidiato la nipote del maresciallo. Jerry Calà - responsabile anche del soggetto - interpreta il ruolo del furbetto di poco conto, giullare dei potenti, in definitiva un fallito, una vittima, pure lui eccessivamente buono. Enzo Salvi, invece, è un concentrato di cattiveria surreale, il padrone di tutto, colui che decide sulle fortune degli abitanti del luogo, potente ma in balia di una sorta di cervello elettronico umano che si finge scemo e custodisce i suoi segreti (Procopio). Valeria Marini è la bella fattucchiera che recita persino in sardo (sua lingua madre) una parte grottesca e sopra le righe da ammaliante presenza sexy che confeziona pozioni magiche. Benito Urgu è un evasore di poco conto che nasconde i soldi nel formaggio ma perde tutto quando si lascia convincere da Salvi a metterli in un tricheco gonfiabile di colore azzurro. Tutto sommato resta l’attore che si ricorda con maggior piacere, sia per il divertente dialetto sardo che per la ricerca spasmodica del pupazzo, armato di un coltello che ogni volta sbudella un tricheco e fa piangere il bambino di turno.
Fotografia da cartolina, montaggio televisivo, regia per niente ispirata, musica che non lascia traccia. Irritante la tecnica usata da Capone che non ha niente di nuovo, con i soliti movimenti di macchina avvolgenti e ripetute camere fisse che fanno parte del bagaglio di ogni artigiano del piccolo schermo. Sceneggiatura ridicola che sviluppa un soggetto ai minimi termini. Jerry Calà interessa solo quando parla metaforicamente di se stesso in alcune battute inserite nel contesto dei dialoghi.
Ridateci i cinepanettone di De Sica e Boldi, meglio ancora la nuova proposta targata Neri Parenti con Greg e Lillo, ma liberateci da certi surrogati che non sono fiction e non sono cinema, ridondanti e presuntuosi prodotti che vorrebbero raccontare gli italici vizi come faceva la grande commedia all’italiana, ma che non riescono a eguagliare neppure il sano divertimento della commedia sexy. Il dvd è uscito in questi giorni, in contemporanea alla programmazione Sky. Sconsigliatissimo.

Recensione a cura di:


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