martedì 8 luglio 2014

BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI (1976)

Regia: Ettore Scola
Anno: 1976
Durata: 115 minuti.
Soggetto: Ruggero Maccari, Ettore Scola
Sceneggiatura: Ettore Scola, Sergio Citti,  Ruggero Maccari
Genere: Drammatico - Grottesco
Produttore: Carlo Ponti per Champion Cinematografica
Distribuzione: Gold Film, General Video, San Paolo audiovisivi, Cecchi Gori Home Video
Fotografia: Dario Di Palma
Montaggio: Raimondo Cruciani
Effetti Speciali: Fratelli Ascani
Musiche: Armando Trovaioli
Scenografia: Luciano Ricceri, Franco Velchi
Costumi: Danda Ortona
Interpreti: Nino Manfredi, Maria Luisa Santella,  Linda Moretti,  Ettore Garofalo, Alfredo D’Ippolito, Maria Bosco, Gianfranco Merli, Clarisse Monaco,  Aristide Piersanti,  Giovanni Rovini, Giselda Castrini, Francesco Anniballi,  Silvia Ferluga, Marcella Michelangeli, Marcella Battisti, Zoe Incrocci, Franco Marino.

Il film del 1976, diretto da Ettore Scola, di genere drammatico-grottesco, è ambientato in una baraccopoli della  periferia romana, narra le vicende di una numerosa famiglia allargata di circa venticinque persone composta dai genitori, figli, nipoti, nuore, generi e una nonna.
Il capo famiglia, interpretato magistralmente da Nino Manfredi, è Giacinto Mazzatella un uomo  di mezza età di origine pugliese che possiede la somma di un milione di lire ricevuta come risarcimento dalla sua assicurazione per aver perso un occhio in un incidente! E’ un patriarca autoritario e tiranno con tutti i suoi familiari, violento e insensibile nei confronti della moglie, sempre pronto ad approfittarsi di tutti compresa la nuora che spesso  molesta sessualmente. Vive costantemente ossessionato dalla somma che possiede e, non fidandosi di nessuno, la nasconde cambiandole continuamente posto fino ad arrivare a non ricordare più i vari nascondigli da lui stesso escogitati.
Giacinto è un personaggio avaro e cattivo, privo di ogni minimo rispetto per qualsiasi membro della sua famiglia, soprattutto nei riguardi delle donne, la sua arroganza ed egoismo toccheranno l’apice quando accoglierà in casa una prostituta napoletana, della quale si è invaghito, costringendo la moglie a dormire nello stesso letto con lui e la sua concubina nell’indifferenza totale di tutti.
L’aspetto fisico del protagonista è in piena sintonia con la sua personalità: oltre ad essere sempre sporco e puzzolente è anche brutto con un occhio guercio ed ha un ghigno sinistro sempre stampato sul volto.
Gli altri componenti della famiglia non sono da meno, vivono d’espedienti, di furti, e prostituzione, non si rispettano e si odiano tra consanguinei, cercano di approfittarsi l’uno dell’altro persino della nonna alla quale sottraggono puntualmente ogni mese la pensione. Anche loro non hanno un bell’aspetto e come il capofamiglia vivono nella sporcizia senza curare la loro igiene personale.
Nel film tutto è volutamente portato all’estremo, lo squallore e il degrado sono in continuo escalation e, nell’ epilogo della vicenda, raggiungeranno il massimo del parossimo.

Ettore Scola ci ha abituato a film molto diversi da questo che, tra tutti quelli che ha diretto, è il più dissacrante, impietoso e grottesco! Per questo motivo è stato oggetto di numerose critiche contrastanti tra di loro!
Alcuni critici cinematografici mettendolo a confronto con i film del neorealismo di De Sica lo hanno giudicato negativamente ma, per quanto mi riguarda, sono d’accordo con l’opinione di Alberto Moravia che nel cogliere la differenza tra i poveri del regista di ladri di biciclette e quelli di Scola definì quest’ultimi: ”i figli del cambiamento antropologico del consumismo” di cui già aveva tanto parlato Pasolini.
Questo mutamento antropologico che potremmo definire più modestamente come: “la scomparsa della speranza in tempi migliori”, è riflesso nei personaggi del film di Ettore Scola che ha voluto farci impattare con loro in modo molto diretto evidenziandone tutte le negatività!

La regia è sempre di notevole spessore, la sceneggiatura che il regista ha curato insieme a Sergio Citti  e Ruggero Maccari è di grande qualità perché ci catapulta nella realtà delle periferie romane degli anni settanta alle quali anche lo stesso Pasolini ha dedicato molte delle sue opere letterarie e cinematografiche. Le musiche scritte dal maestro Armando Trovaioli sono particolarmente intense e malinconiche.
Quasi tutte le riprese del film sono state realizzate a Roma nella zona di “Monte Ciocci”  che fino alla fine degli anni settanta era piena di baracche fatiscenti dove abitavano sbandati, malviventi e immigrati provenienti dal sud Italia che lavoravano saltuariamente nei cantieri dei quartieri limitrofi di Boccea e Via Ubaldo degli Ubaldi.

Riconoscimenti al Film:
nel 1976, in occasione del 29° Festival di Cannes, ha ricevuto il premio per la miglior regia

Recensione a cura di:
Maria Torresani

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