martedì 10 giugno 2014

Il dittico LA ORCA e OEDIPUS ORCA di Eriprando Visconti, entrambi usciti nel 1976

Regia/Director: Eriprando Visconti
Soggetto/Subject: Eriprando Visconti
Sceneggiatura/Screenplay: Eriprando Visconti, Elisa Morpurgo
Interpreti/Actors: Michele Placido (Michele Turrisi), Rena Niehaus (Alice), Flavio Bucci (Gino), Bruno Corazzari (Paolo), Adriano Amidei Migliano (complice di Paolo al rapimento), Livia Cerini, Vittorio Mezzogiorno, Piero Palermini, Otello Toso, Jacopo Tecchio
Fotografia/Photography: Blasco Giurato
Musica/Music: Federico Monti Arduini
Costumi/Costume Design: Clelia Gonsales
Scene/Scene Design: Francesco Vanorio
Montaggio/Editing: Franco Arcalli
Suono/Sound: Davide Magara
Produzione/Production: Serena Film 75
Distribuzione/Distribution: Stefano Film
censura: 67799 del 28-01-1976


Regia/Director: Eriprando Visconti
Soggetto/Subject: Eriprando Visconti
Sceneggiatura/Screenplay: Eriprando Visconti, Roberto Gandus
Interpreti/Actors: Rena Niehaus (Alice), Gabriele Ferzetti (Vallerio, suo padre), Carmen Scarpitta (Irene, sua madre), Michele Placido (Michele), Piero Faggioni (Lucio Garbi), Vittorio Valsecchi, Enzo Consoli, Gianni Bortolotto, Eleonora Morana, Agnes Calpagos, Miguel Bosè (Humberto)
Fotografia/Photography: Blasco Giurato
Musica/Music: James Dashow
Costumi/Costume Design: Cecilia Gonsales
Scene/Scene Design: Francesco Vanorio
Montaggio/Editing: Franco Arcalli
Suono/Sound: Antonio Maniscalchi
Produzione/Production: Serena Film 75
Distribuzione/Distribution: Stefano Film
censura: 69519 del 21-12-1976

Il cinema europeo negli anni settanta cerca spesso la sintesi tra l’individuo, inteso politicamente come membro di una società in disgregazione, e la sua dimensione erotica.   Lo spingersi al di là dei tabù fino ad allora concepiti si deve, nel bene e nel male, a tutta una serie di autori  – da Pasolini a Bunuel, da Godard a Luchino Visconti, da Malle a Bertolucci, da Ferreri a Fassbinder, da Fellini a Vecchiali, da Petroni a Sautet, da Cavallone a Patroni Griffi, da Russell a Bergman, da Brass a Samperi – nei quali la dimensione erotica diventa oggetto di continua esplorazione dialettica. E tale esplorazione, raffinata in alcuni, violenta in altri, abbozzata o semplicemente maldestra in altri ancora, se talvolta coincide con la pura necessità di liberarsi dal giogo della tradizione religiosa, più spesso ancora rappresenta la ricerca spasmodica di una dimensione umana differente, a tratti morbosa, a tratti semplicemente necessaria, a tratti illusoria che - come in un gioco al rimbalzo - l’autore di turno cerca di afferrare per riproporlo – magari scandalizzandolo - al pubblico in sala.

A questa categoria appartiene anche Eriprando Visconti, nipote del più celebre Luchino,  che nel dittico concepito insieme a Roberto Gandus, ‘La Orca’/‘Oedipuds Orca’ riprende lo schema circolare tipico del ‘rape & revenge’ rielaborandolo in una sorta di versione alternativa (‘La Orca’) e intellettualistica (‘Oedipus Orca’). Il dittico che ha per protagonista Alice (Rena Niehaus), una ragazza diciottenne di Pavia, prima vittima di un sequestro di persona ('La Orca') e poi alle prese con la sua oscura vicenda familiare ('Oedipus Orca'), poggia su un unico filo conduttore: la chiusura circolare della vicenda vedrà perdente – e in modo inconsapevole – l’antagonista di Alice, la stessa Alice – vittima e poi carnefice – soggetto/oggetto di attrazione sessuale.

Ma qualitativamente come sono i due film? Personalmente, non mi avventurerei in considerazioni sempre scivolose – come ho letto in altre recensioni – che poggiano sull’anacronismo delle tematiche affrontate e sull’inattualità del linguaggio erotico. Più semplicisticamente  ‘La Orca’ e ‘Oedipus Orca’ sono due film qualititativamente diversi: se il primo ha il ritmo del film d’azione e le facce giuste di Bruno Corazzari, Flavio Bucci e Michele Placido, carcerieri i cui personaggi non sono semplicemente abbozzati ma ben tratteggiati nella loro figura di perdenti, ‘Oedipus Orca’ è invece essenzialmente un melò pretenzioso, la cui impronta letteraria risulta un po’ annacquata proprio per la scarsa cura della psicologia dei personaggi e il ritmo arranca per evidenti buchi di sceneggiatura.

Quindi se da un lato ‘La orca’ – anche qui riferimento letterario all'‘Horcynus Orca, romanzo di Stefano D’Arrigo pubblicato nel 1975, il libro che sta leggendo Alice quando viene sequestrata e che il carceriere Michele (Michele Placido) trova rovistando nella borsetta della ragazza, ma è anche Alice stessa che prima illude e poi, come l'animale marino, si divora il povero Michele - ci sorprende per la sua linearità e per la sua imprevedibilità, dall’altro l’‘Oedipus’ risulta un film a lunghi tratti indigesto, nonostante il buon lavoro del cast e l’ottimo lavoro di Franco Arcalli al montaggio, non giovandogli paradossalmente né i rimandi al primo film, né l’uso delle musiche sperimentali di James Dashow, né l’utilizzo di una Rena Niehaus qui lasciata un po’ troppo in balia degli eventi e degli arzigogoli letterari. Un film che non riesce a riscattarsi nemmeno nel tragico finale – in verità un po’ maldestro - in cui l’Edipo sofocleo viene addirittura ribaltato - e nemmeno estrapolando la scena di culto - e  ‘divenuta ormai un classico’ (Nocturno) - di Rena Niehaus che, tornata nel casolare del suo sequestro, si masturba sulla sagoma disegnata sul pavimento, ancora chiazzato di sangue, del suo carceriere Michele, né tantomeno le insistite riprese al mattatoio, con l’abbattimento, lo squartamento e lavorazione delle carni di diversi bovini che imprimono alla pellicola un’accelerazione piuttosto disturbante.

Peccato perché dopo il successo de ‘La Orca’ – costato 40 milioni ne incassò più di 500 – un eventuale successo di ’Oedipus Orca’ avrebbe potuto consacrare ‘Prandino’ Visconti nell’Olimpo dei grandi. Non è stato così e il dittico resterà la sua opera più rappresentativa e conosciuta - senza nulla togliere al successivo, ottimo, ‘Uno spirale di nebbia’ del 1977.

Recensione a cura di:


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