venerdì 20 giugno 2014

IL DISPREZZO (1963)

Regia/Director: Jean-Luc Godard
Soggetto/Subject: opera
Sceneggiatura/Screenplay: Jean-Luc Godard
Interpreti/Actors: Brigitte Bardot, Michel Piccoli, Jack Palance, Georgia Moll, Fritz Lang
Fotografia/Photography: Raoul Coutard
Musica/Music: Georges Delerue
Montaggio/Editing: Agnès Guillemot
Produzione/Production: Compagnia Cinematografica Champion, Films Concordia, Paris, Rome-Paris Films, Paris
Distribuzione/Distribution: Interfilm
censura: 41543 del 24-10-1963

Uno scrittore specializzato i romanzi polizieschi Paul Javal (Piccoli, che nella versione italiana viene ribattezzato Paolo Molteni, così come scritto nel romanzo), viene assunto da Jeremy Prokosch, un produttore americano di stanza a Roma (Palance, che visse malissimo la lavorazione sentendosi isolato) per riscrivere la sceneggiatura della versione cinematografica dell'Odissea che il regista Fritz Lang (se stesso) sta girando tra Roma e Capri. Lo scrittore è sposato con una bellissima ragazza, Camille (Bardot, che nella versione italiana si chiama Emilia Molteni così come scritto nel libro), molto più giovane di lui che, però, lo ama sinceramente. Ma durante una visita alla villa del produttore per discutere della sceneggiatura lo stesso produttore comincia a fare una sfacciata corte alla donna senza che il marito, forse per interesse (l'assegno di sei milioni di lire - del 1963 - gli consentirà di finire di pagare l'appartamento alla periferia di Roma che ha comprato), forse per mancanza di carattere, reagisca in qualche modo. Questo creerà nella donna il disprezzo (a questo il regista dedica ben 25' che si svolgono tutti nell'appartamento in cui si sono appena trasferiti) verso il marito che da il titolo al film. Solo alla fine lo scrittore proverà a ribellarsi, cercando di riconquistare la moglie, ma sarà troppo tardi.

Se non è il film più celebre di Godard è sicuramente è quello che ha incassato di più (ma anche uno dei più cari, la Bardot costava); sopratutto per la presenza di una folgorante Bardot (che sul set non s'intese col regista) che all'inizio - nella versione originale in francese per volere del produttore Carlo Ponti - si mostra anche nuda stesa sul letto (ma di spalle; per 5' comunque. Un vero documentario sulla schiena e il perfetto sedere della diva). La cosa verrà ripetuta in altro contesto più in la nel corso del film). Storia di una coppia malassortita in partenza è anche la storia dell'eterna crisi del cinema italiano (come dice Francesca Vanini, il personaggio interpretato da Giorgia Moll, all'inizio che fa l'interprete e che è - come scopriremo poi - anche l'amante del produttore). Infatti vediamo arrivare lo scrittore tra un gruppo di teatri di posa in disuso. Esattamente i studi Titanus alla Farnesina in procinto di essere abbattuti per costruire abitazioni residenziali (il produttore dice: ''Questo posto era popolato di re e regine ... ora vi costruiranno botteghe e drogherie''). Il 'Mereghetti' parla di cinema come di purezza in un mondo dove tutto ha un prezzo. E per questo, aggiunge, Godard volle il suo regista preferito (suo e di tutti gli scrittori della celebre rivista CAHIERS DU CINEMA): il grandissimo Fritz Lang (ma pare che prima di lui, Godard aveva pensato a George Wilhem Pabst). E in effetti Lang pare non rendersi conto di quanto gli capiti intorno continuando tranquillamente a girare il suo film (che nell'ultima scena scopriremo essere arrivato al 14.202° ciak!). Basilare vederlo nella versione originale dove Piccoli e Bardot parlano solo francese, Palance solo inglese; mentre la Moll parla le due lingue più l'italiano in alcuni brevi frangenti (e Lang parla di volta in volta o francese o inglese). La versione italiana andrebbe vista solo per assistere alle arrampicate sugli specchi dei traduttori e adattatori quando si tratta delle sequenze con Palance. In pratica la Moll è costretta a parlare per parafrasi. Dunque di fatto ripetendo, anche se con altre parole, gli stessi concetti espressi dal produttore un secondo prima. Altra differenza consiste nei dati tecnico/artistici che nella versione francese vengono presentati dalla voce di Godard stesso (come fece Orson Welles alla fine de L'ORGOGIO DEGLI AMBERSON), mentre nella versione italiana sono più tradizionalmente scritti. Confesso che questa trovata ad inizio film è un tantino fine a se stessa (cosa che non era nel film di Welles).  Un punto a favore dell'edizione italiana è che ha una più consona colonna sonora jazz, di Piero Piccioni, che il melenso tema per archi di Georges Delerue che lo spettatore è costretto ad ascoltare per quasi tutta la durata del film. Ho letto che la tonalità dei colori con cui venne stampata la versione italiana era diversa da quella originariamente scelti da Godard, ma comparando le due versioni questa differenza non si nota (io almeno non l'ho notata).

Recensione a cura di:



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