martedì 1 aprile 2014

IL MOSTRO DI VENEZIA (1965)


Regia/Director: Dino Tavella
Soggetto/Subject: Dino Tavella
Sceneggiatura/Screenplay: A. Walter, Giovan Battista Mussetto, Paolo Lombardo, Dino Tavella
Interpreti/Actors: Maureen Lidgard Brown, Luigi Martocci [Gin Mart], Alcide Gazzotto, Alba Brotto, Elmo Caruso, Vicky Del Castillo, Carlo Russo, Paola Vaccari, Maria Rosa Vizzina, Gaetano Dell'Era, Pietro Walter, Roberto Contero, Francesco Bagarin, Jack Judd, Antonio Grossi, Luciano Gasper, Anita Todesco
Fotografia/Photography: Mario Parapetti
Musica/Music: Marcello Gigante
Scene/Scene Design: Giuseppe Ranieri, Francesco Stancopiano
Montaggio/Editing: Giovan Battista Mussetto
Suono/Sound: Ennio Sensi, Carlo Palmieri
Produzione/Production: Gondola Film
Distribuzione/Distribution: Indipendenti Regionali
censura: 45433 del 22-06-1965

Una bella occasione persa per il cinema giallo/horror italiano. Peccato perché gli ingredienti c’erano tutti per far diventare Il Mostro di Venezia un cult con tutti i crismi: Un pazzo che si traveste come il Tristo Mietitore, con tunica da frate e viso coperto da una maschera con le fattezze di un teschio, uccide belle ragazze per imbalsamare i loro corpi e collezionarle intatte nei sotterranei di una Venezia livida e notturna…

Il regista Dino Tavella, alla sua seconda e ultima pellicola, non sembra per nulla interessato a  girare un film di tensione, ma è più intenzionato a farci scoprire la bella Venezia, neanche fosse il presidente della Pro Loco. Così ecco che un intrepido giornalista, interpretato da uno sconosciuto Luigi Martocci (alias Gin Mart), incuriosito dalle recenti scomparse di giovani ragazze, cerca lo scoop attraverso le sue conoscenze nella polizia; quando incontra un gruppo di studentesse americane entusiaste di essere a Venezia… “Ecco che piano piano spariranno tutte” penserete voi (e pensavo io), invece no, il Tavella fa fare da cicerone al giornalista e trascina le americane nei luoghi più famosi di Venezia, tutti ma proprio tutti.
Intanto il Mostro di Venezia con la tuta da sub emerge di notte dai canali e fa razzìa di giovani donnine, che camminano da sole nella notte, per portarle nella sua tana, imbalsamarle con il suo portentoso siero e metterle in bacheca per godersi la loro bellezza vestito da frate cappuccino, pronunciando frasi sconnesse tipo “Soltanto io posso sfidare le leggi della natura. Arrivederci miei cari idoli, arrivederci…”. E infatti, a rendere la visione meno noiosa è un doppiaggio pessimo e semi-amatoriale, con dialoghi che variano dall’improvvisazione pura a frasi enciclopediche, come quando il giornalista ci spiega che Venezia è “interessata dal bradisisma negativo che colpisce il Polesine”, o quando i personaggi stranieri parlano moooltooo leeentaaameeennnte.
Così tra i luoghi consigliati dalla pro loco, il Mostro-sommozzatore che impegna interi minuti ad entrare e uscire dall’acqua, un simpatico intermezzo musicale dove il cantante Jti  Janne esce da una bara e ci canta il suo pezzo forte “Medium”, dei siparietti che vorrebbero essere comici con uno spazzino e un portabagagli, uno studioso inglese di archeologia che ascolta su un nastro delle lezioni registrate ovviamente in italiano con l’accento inglese, si arriva finalmente al finale.
Il film comincia a farsi avvincente verso l’ultimo quarto d’ora, quando il nostro eroe non essendo supportato dalla polizia decide di indagare da solo, scopre il covo del mostro e dopo un prolisso inseguimento di 6 minuti circa, che termina con un’imporvvisatissima  e malriuscita lotta a terra, il mostro sta avendo la meglio strozzando il giornalista. Stacco sull’ispettore che soccorre il giornalista. Il Mostro è morto a terra. Fine
Ma una cosa si salva in questo film, è la stupenda fotografia in Bianco e Nero di Mario Parapetti, che risalta i lugubri sotterranei da farlo sembrare un vero film gotico.
In Italia la pellicola ha avuto scarsissima distribuzione nelle sale, si è vista solo nel circuito delle tv private negli anni 80. Mai uscita in home video.
In America il film è stato distribuito nei drive-in con il titolo “The Embalmer” e la Something Weird lo ha sempre avuto in catalogo, prima in VHS e poi in DVD in un’edizione di discreta qualità, con un bel po’ di scene turistiche eliminate e i dialoghi migliorati.
Curiosità: un altro ”villain” che ha il solito costume del Mostro è “The Crimson Ghost” serial americano del 1946  (che diverrà famoso soprattutto negli anni 70 e 80 quando la punk-band The Misfits lo userà come icona nei loro dischi).

Recensione a cura di:


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