martedì 15 aprile 2014

DUE OCCHI PER UCCIDERE (1968) di Renato Borraccetti - recensione del film



Due occhi per uccidere
Mi piacciono molto i fumetti neri anni 60, dai cloni di Diabolik e Kriminal ai noir. Non li colleziono per fortuna, ma quando via-via me ne è capitato uno tra le mani lo compro. Perché assomigliano in maniera impressionante ai film che più amo. E’naturale che molti sceneggiatori si rifacevano a certi film, come gli sceneggiatori dei film prendevano ispirazione dai fumetti. Forse per questo ad un certo punto sono scomparsi insieme dalla circolazione.
Due occhi per uccidere è un film perduto di fine anni '60, un omaggio al noir americano anni '40 girato come fosse un fumetto. Con quegli attori statici che sembrano disegnati, quei primi piani infiniti come se dovessimo leggere la didascalia accanto e un montaggio frammentato fuori da ogni regola, quasi un film da Nouvelle Vague.
Tutta la storia ruota intorno a Max, interpretato dall'attore Jack Taylor che nello stesso anno girerà anche Delirium di Jess Franco.
Max è il proprietario di un nightclub coinvolto nel giro della malavita e contornato da loschi figuri chiamati “Topo”, “Il Greco” e “Il Messicano”.  Tutto il suo mondo ruota attorno al nightclub, da dove non si muove mai (e neanche lo spettatore per il 90% della pellicola) e, tra un balletto esotico e il cantante di turno, cominciamo a capire che è un boss violento e irascibile. Poi c’è un tizio che, in una stanza con un macchinario da film di fantascienza anni '50, vede tutto quello che succede nel locale e manda una donna a mettere zizzania tra moglie (di Max) e marito. A far incazzare ancora di più Max arriva “Topo” che lo incolpa di aver fatto una soffiata alla polizia. Ma Max asserisce di essere innocente… Chi è stato allora a fare la soffiata che ha portato alla decimazione di tutta la banda del “Topo”? Chi è che ha recapitato a Max la pistola con cui è stato ucciso “Il Messicano”? E chi è l’uomo che vede e sa tutto? E perché Fabio Testi all'inizio del film è condannato alla ghigliottina e poi sparisce dal film? Sembra proprio di leggere un numero di Killing.
Renato Borraccetti, classe 1903, gira il film a 65 anni, 15 anni dopo “Cuore di Spia” (1953).
Cosa strana che emerge dalla copia visionata è che ha un doppiaggio molto moderno, soprattutto il missaggio delle voci non è paragonabile a quelli dell’epoca. Sembra quasi un missaggio audio fatto in tv, ma invece è un telecine di una pellicola da 35 mm, purtroppo priva di uno dei rulli, e di fatto la copia visionata dura solo 55 minuti, che è la durata giusta per un film del genere.

Regia: Renato Borraccetti; Soggetto: Fernando Luciani, Renato Borraccetti [Renbor]; Interpreti: Jack Taylor, Aichè Nanà, Warren Daniels, Diego Parravicino, Augusto Bonardi, Eva Bartoli, Ignazio Balsamo, Giulio Turrini, Ninì Galiano, Gia Sandri; Fotografia: Mauro Chiodini; Musica: Piero Umiliani; Costumi: Francesca Romana Cofano; Scene: Roberto Piacentini; Montaggio: Lina Caterini; Produzione: Daniel's Film; Distribuzione: Mirko Film; censura: 51897 del 03-07-1968

Recensione a cura di:








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