martedì 25 marzo 2014

UNCUT – MEMBER ONLY (2003)



Regista: Gionata Zarantonello
soggetto e sceneggiatura: G. Zarantonello
direttore della fotografia: Tani Canevari
musica: Pivio [Roberto Pischiutta] & Aldo De Scalzi
(brani musicali: “Crawl” di Chris Goulstone; “Harmony Cry” di Laurent Lombard)
montaggio: (inesistente, trattandosi di un unico piano sequenza)
scenografia: Massimo Santomarco, assistito da Lara Pacilio
costumista: Monica Simeone
assistente regista: Andrea Maulà
ispettore di produzione: Emanuele Faticoni
trucco ed effetti speciali: Maurizio Trani
attrezzista: Sergio Pizzaroni, assistito da Danilo Alfini
effetti sonori: Fernando Caso e Alvaro Gramigna
produttore esecutivo: Roberto Andreucci
produzione: G. Zarantonello per Lantia Cinema & Audiovisivi
interpreti: Franco Trentalance (Ciccio), Luisa Corleone (Dina), Morena Ciotoli (Anna), Cristina Mazzuzzi (Lisa), Fausto Zulli (Pasquale)
Distribuzione: Lantia. Durata: 78'. Visto di censura: 97.624 del 10.12.2003. Pellicola Kodak. Sviluppo e stampa: Fotocinema. Sonorizzazione: Sound Art.

I casi sono tre.
Chi ha ideato questo film ha subito un lieve trauma, per carità, di quelli che si superano facilmente, tipo aver visto perdere la propria squadra del cuore quando gli avversari erano già nello spogliatoio.
Oppure si è introdotto nottetempo, furtivamente, nello stabilimento del Tavernello e si è bevuto mezzo sylos di rosso.
O è un genio.

Sarei propenso per la terza ipotesi, poiché l'ideatore di “Uncut” si chiama Gionata Zarantonello (Vicenza, 14.11.1977), ovvero il regista di quel piccolo gioiello che è il recente “ The Butterfly Room – La stanza delle farfalle”.
Se non fosse che, durante la visione, mi sono addormentato ben tre volte e per chi ha sopportato l'opera omnia di Luigi Batzella senza battere ciglio è un brutto segnale. E se non fosse che, assistere a 78 minuti abbondanti di un unico piano sequenza con il “member” moscio di Franco Trentalance  in primo piano, metterebbe a dura prova anche una Cicciolina in astinenza da dieci minuti. 
Sul “member” in stato di riposo c'è però una spiegazione tecnica. Mi dicono gli esperti che, se detto indispensabile accessorio maschile, fosse stato ripreso in posizione eretta, il regista avrebbe dovuto utilizzare altri metodi di ripresa, ovvero pellicola a 70mm panavision sepermaxiscope e grandangolo, per farlo entrare correttamente nell'inquadratura. Sarà. 
E parliamone un po' di questo film. Unico piano sequenza, come detto. Cinepresa posizionata ai piedi di un letto (fissa, rarissimi i movimenti di macchina) che inquadra un tale, disteso e nudo, senza mostrarne mai il volto (che scopriamo soltanto nell'ultimo mezzo minuto di proiezione). Il tale è uno scrittore –  così ci racconta – di nome Francesco (per le amiche Ciccio) che per una brutta caduta dalla moto è costretto all'immobilità causa fracassamento delle ossa del bacino. [E qui sarebbe necessaria la consulenza di un chirurgo ortopedico che ci spiegasse come sia possibile che uno col bacino fracassato se ne stia bel bello con la pancia scoperta senza neanche dire una volta: ahi che male! Io, per una cosa simile, mi trovai ingessato dalla testa ai piedi che neanche la mummia di Tutankamen. Ma tant'è.]. Orbene: come trascorre il tempo Ciccio? Toccandosi e martoriandosi in ogni modo e maniera il “member”, senza soluzione di continuità e gesticolando con le mani nelle sue immediate vicinanze. Altra occupazione è quella di telefonare ad alcune amiche affinché almeno una si decida ad andare da lui per consolarlo (come, lo lascio supporre alla vostra immaginazione). Tutto qui? Sarebbe poco. E allora quel geniaccio di Gionata s'inventa una quasi storia gialla, con una ispettrice che sospetta l'uomo di aver ucciso la fidanzata (a causa dell'incidente) e averne occultato il corpo.  Naturalmente non è così (non è uno spoiler, già la conosciamo da un pezzo la storia). Fine del film che è, sia chiaro, una goliardata senza capo né coda (forse Zarantonello voleva entrare in un ipotetico guinness dei primati del c....; scusate la battutta, ma ci sta tutta). Non ci sono attori (Trentalance è ripreso per metà e le poche ragazze a “pezzetti”) ma solo tante, fin troppe parole quasi sempre inutili. Accenni hard (volutamente?) quasi comici. Doppiatori cagnolini. Ottima invece la fotografia di Tani Canevari, che è un nome importante del nostro cinema. Purtroppo quando di un film si segnala soltanto la fotografia, vuol dire che il resto vale poco. Noia mortifera.

Recensione a cura di:
Roberto Poppi | Crea il tuo badge

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1 commento:

Dantès ha detto...

goliardata senza né capo né coda, direi che ci sta tutto. io lo trovai divertente a tratti, ma è un'idea che si adatta più a un corto (oddio, dato l'argomento magari proprio corto corto no ;) )

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