martedì 11 marzo 2014

STORIE SCELLERATE (1973)


Regia/Director: Sergio Citti
Soggetto/Subject: Pier Paolo Pasolini, Sergio Citti
Sceneggiatura/Screenplay: Pier Paolo Pasolini, Sergio Citti
Interpreti/Actors: Ninetto Davoli (Bernardino), Franco Citti (Mammone), Nicoletta Machiavelli (duchessa Caterina di Ronciglione), Silvano Gatti (duca di Ronciglione), Sebastiano Soldati (Papa), Enzo Petriglia (Nicolino), Elisabetta Genovese (Bertolina), Ennio Panosetti (Chiavone), Fabrizio Mennoni (Cacchione), Oscar Fochetti (Agostino), Giacomo Rizzo (Don Leopoldo), Pino Andruccioli (Peppe Bellomo), Gianna Aieta (Margherita), Francesco Saracini (Piuccio), Santino Citti (padreterno), Gianni Rizzo (cardinale), Christian Alegny, Ezio Garofalo, Piero Morgia, Giuliana Orlandi, Silvana Perlucci, Roberto Simmi
Fotografia/Photography: Tonino Delli Colli
Musica/Music: Francesco De Masi
Costumi/Costume Design: Danilo Donati
Scene/Scene Design: Dante Ferretti
Montaggio/Editing: Nino Baragli
Produzione/Production: P.E.A. - Produzioni Europee Associate di Grimaldi Maria Rosa, Productions Artistes Associés, Paris
Distribuzione/Distribution: United Artists Europa
censura: 63091 del 12-09-1973
Altri titoli: Histoires scélérates

ATTENZIONE LA SEGUENTE RECENSIONE CONTIENE DEGLI SPOILER!
Cresciuto e maturato all'ombra di Pierpaolo Pasolini, il cinema di Sergio Citti è stato, almeno fino a qualche anno fa, l'ultimo e vivo erede di una tradizione secolare iniziata con Belli e proseguita con Trilussa e Pascarella. Un cinema sanguigno, che mescola farsa e cattivo gusto, acida cattiveria e tenera malinconia, buffonaggine e lirismo. Un cinema dalle influenze palesi eppure originalissimo e a suo modo unico.
“Storie Scellerate”, del 1973, è forse il film di Citti che meglio riassume la sua poetica e i suoi temi.  Un torbido e vibrante novelliere, in cui sesso, cibo e morte si alternano seguendo i passi e le cadenze di vecchi stornelli popolari. Siamo nella Roma papalina dell'800. La cornice delle vicende è l'incontro casuale, in una grotta, fra Bernardino e Mammone, entrambi intenti a defecare. Un po' per spacconeria, un po' per noia, i due amici iniziano a raccontarsi a vicenda delle storie. Fra un racconto e l'altro uccidono un viandante per denaro, vengono imprigionati e infine condannati a morte. Protagonista assoluto della pellicola è il popolo evocato dalle storie dei due briganti. Un popolo non vago, non idealizzato, bensì reale, vivo, fisico, pregno di sensualità e desiderio. E così, fra storie di corna e di omicidio, preti castrati, cannibalismo farsesco e pastori infoiati si consuma un affresco di vita che per intensità e partecipazione ha pochi eguali nel cinema italiano. Lo sguardo di Sergio Citti, rigorosamente “basso”, è quello di chi, conscio della vita, non ha paura di mischiare il sentimento del sacro con gli slanci voluttuosi dell'istinto sessuale. In questo senso “Storie Scellerate” mostra non poche affinità con il “Decameron” pasoliniano. Ma se in quest'ultimo il sesso è visto come fine unico, come liberazione, nella pellicola di Citti le cose pendono dalla parte opposta. Il sesso è liberazione, sì, ma anche eccesso, ingordigia, frenesia, avidità. Caratteristiche, queste, inevitabilmente connaturate alla natura umana. Meraviglioso il finale in cui Dio assolve il giovane godereccio e condanna i tre ipocriti.
Una truce, deliziosa commedia grandguignolesca.

Recensione a cura di:
Gabriele Galloni | Crea il tuo badge



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