domenica 2 marzo 2014

LOLITA 2000 (1989)

regia: Clyde Rocca [Claudio Papalia]
produzione: Angiolo Stella per Cometa Film '87
soggetto e sceneggiatura: Clyde Rocca [C. Papalia], Tatiana Blu [Tiziana Ripani]
direttore della fotografia: Gualtiero Manozzi
musica: Jay Horus [Paolo Rustichelli]
montaggio: Lia Montez [Carlo Broglio] assistito da Andrea Fiaschetti
scenografie e costumi: Francesco Panni
segretaria di edizione: Elenia Giardinia
aiuto regista: Tatiana Blu [Tiziana Ripani]
direttore di produzione: Vincenzo Samà
operatore m.d.p. Sergio Silvestrini
assistente operatore: Manuel Notari
fonico: Mario Cuccu
truccatore: Gino Usidda
capo squadra macchinisti: Augusto Proietti
capo squadra elettricisti: Piero Ras
gruppista: Ugo Pecchioli
interpreti: Petra [Petra Scharbach] (Lolita), Virna Anderson [Virna Bonino] (Greta), Giancarlo Teodori (Marco Dinisi), Cesaro Di Vito (suo padre, il politico), Bruno Di Luia (n.a. - Lorenzetti), Raul Tebaldi (Mikail Karpov, vice ministro russo)
Distribuzione: Cometa Film '87.Visto di censura n. 85359 del 22.1.1990. Prima proiezione pubblica: 6.4.1990. Pellicola Fujicolor. Durata 78' (lunghezza metri 2.040). Sviluppo e stampa: Telecolor. Doppiaggio: Pantheon, diretto da Marco Casanova. Il film è diviso in "capitoli", segnlaati da apposti cartelli: Join motociclista Zen, A' stoffa der managger, Marco Dinisi figlio di papà, Greta fidanzata ideale.

Nella mia lunghissima "non" carriera mi è capitato di tutto. Anche di ricevere una raccomandata con ricevuta di ritorno da parte di uno studio legale torinese, in cui mi si minaccia di querela - motivandola in sei pagine - se non provvedo immediatamente a smentire ciò che ho scritto sul loro assistito, certo signor Papalia Claudio. Che è poi il regista di questo film, ed ecco che entro in tema. Di quale orrendo delitto mi sono macchiato? Di aver pubblicato, nel 2002, l'ingiuriosa frase su Papalia (Alessandria, 1952) "risulta autore soltanto di un film semipornografico, firmato Clyde Rocca". Che in seguito ho scoperto invece essere autore anche di qualche video. E che io ho omesso nella sua filmografia (anche perché non lo sapevo). E' finita che ho risposto raddoppiando le pagine. Devo essere stato convincente, perché lo studio legale non si è fatto più vivo.
Fine premessa.

Di cosa parla questo unico film a lungo metraggio di Papalia (sempre che non ne abbia diretti altri firmandoli Paolino Paperino e poi nascondendoli sotto il cuscino)? Di una ragazza, Lolita, che scappa di casa e, dopo avventure sessuali di ogni genere (se ne "fa" uno ogni dieci minuti di proiezione) incontra il figlio di un politico (si fa pure lui, semmai vi restasse il dubbio) e scopre che un amico di famiglia, tal Lorenzetti (si fa pure lui semmai vi restasse il dubbio) sta organizzando una truffa nei confronti del vice premier russo (?) venuto in Italia per affari. Metterà tutto a posto e procurerà pure una donna (la sua amica Greta; si fa pure lei semmai vi restasse il dubbio) al quasi malcapitato.
Finale con brindisi all'aeroporto. Il russo con la fidanzata e Lolita col figlio del politico, che da tutta la faccenda ha tratto solo vantaggi.
C'è da dire che, pur con tutti i limiti insiti nel genere, il filmetto non è fra i peggiori della categoria. Il regista cerca di dare un po' di autorialità al prodotto con qualche sequenza abbastanza raffinata e ricercata. La scelta del porno-soft gli impone alcune acrobazie durante le riprese per non mostrare quello che un movimento sbagliato della m.d.p. metterebbe in piena luce.
Petra Scharbach è molto bella (inutile girarci intorno) e sufficientemente scatenata soprattutto quando è alle prese con la "simulatio fellatio" di tutto ciò che le capita fra le mani. Vedere sequenze dei titoli di testa e coda.
Non mi addentro in particolari osé, che ce ne sono tanti, anche originali, come quando la bionda ragazza fa sesso con un tizio dimostrando però di prediligere un manichino superdotato (siamo nel magazzino di un commerciante in abiti; e non venite a chiedermi cosa ci faccia lì un manichino di tal fatta perché non lo so).
Resta un solo interrogativo: ha senso girare un soft, destinato ad un pubblico che dopo dieci anni di hard non si accontenta certo di simulazioni anche un po' goffe?
Infine alcune annotazioni. Virna Anderson, all'anagrafe Virna Bonino è nota, nel cinema hard, anche come Barbarella. Il personaggio attribuito a certo Raul Tebaldi va preso con beneficio d'inventario: alcuni interpreti del fim non sono accreditati (vedi Bruno Di Luia, che pure è tra i protagonisti) o, almeno per me, del tutto sconosciuti. Il regista, che si firma Clyde Rocca, è stato a lungo scambiato per Claudio Racca, noto direttore della fotografia e autore di qualche film. I primi a diffondere la (falsa)  notizia credo siano stati Tentori & Bruschini nel loro ottimo "Malizie perverse". Jay Horus, il musicista, è nome ricorrente in dozzine di film erotici e hard. Per anni la sua identità è stata avvolta nel mistero. Ho scritto che è Paolo Rustichelli (figlio del celeberrimo Carlo) dopo aver consultato una scheda relativa a questo film, nel catalogo del Torino Film Festival. Mi fido di loro, che sono persone serie e competenti (svelano anche i veri nomi di Tatiana Blu e Lia Montez). Meglio specificarlo, onde evitare missive di avvocati con relativa minaccia di querela...

Recensione a cura di:
Roberto Poppi | Crea il tuo badge

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