martedì 11 marzo 2014

HANNA D. LA RAGAZZA DEL VONDEL PARK (1984)



regia: Axel Berger [Rino Di Silvestro]
soggetto: Rino Di Silvestro
sceneggiatura: R. Di Silvestro, Hervé Piccini [nome fittizio, inserito per ragioni di coproduzione]
direttore della fotografia: Franco Delli Colli
musiche: Luigi Ceccarelli
montaggio: Bruno Mattei (e R. Di Silvestro, n.a.)
direttore di produzione: Sergio Savini Cortona
assistente regista: Olivier Lefait
assistente operatore: Giovanni Modica Canfarelli
segretaria di edizione: Graziella Marsetti
segretaria di produzione: Catherine Lefait
ispettore di produzione: Walter Bigari
truccatore: Giuseppe Ferranti
parrucchiera: Maria Teresa Carrera
fotografo di scena: Giovanni Leacche
produzione: Beatrice Film (Roma), Les Films Jacques Leitienne (Parigi), Imp.Ex.Ci. (Nizza).
interpreti: Ann Gisel Glass (Hanna), Antonio Serrano (Miguel), Sebastiano Somma (Alex), Karin Schubert (Pearl, madre di Hanna), Jacques Stany (uomo che procura clienti ad Hanna), Donatella Damiani (Janelle, amica tossica di Hanna), Omero Capanna (un picchiatore), Georges Millon, Tony Lombardo, Fausto Lombardi, Fernando Arcangeli.
Distribuzione: DMV. Durata: 87' (metraggio: 2.192. In censura fu presentato  con alcuni tagli per ottenere il visto). Registro Cinematografico n. 7.317. Visto di censura: 79.999 del 8.8.1984. Prima proiezione pubblica: 7.2.1985. Titolo francese: “A seize ans, dans l'enfer d'Amsterdam” (durata 90'). Titolo negli U.S.A. (e paesi anglofoni): “Hanna D. The girl from Vondel Park” (durata: 88'). Esterni girati ad Amsterdam. Interni negli studi In.ci.r. De Paolis (Roma). Pellicola Kodak. Sviluppo e stampa: Telecolor. Incasso non conosciuto.

La critica coeva, anche la più benevola, definì questo film un “losco prodotto”, “una brutta speculazione”, “un insulto per l'incauto spettatore”, “non sappiamo chi sia il regista e non ci teniamo a saperlo”.
Detto ciò - ai tempi c'erano i (poco) mitici “vice” a recensire questi prodotti e quasi tutti li leggevano prima di andare al cinema – il film non se lo filò nessuno. Tutto da buttare? Vediamo un po'.  Due parole su Di Silvestro (1932-2009). Regista di una manciata di film, era un “lupo mannaro” che non si accontentava di occuparsi di una sola cosa. Autentico “cannibale” si nutriva di tutto: autore, interprete e regista teatrale, musicista, scrittore, saggista, giornalista, pittore, collezionista di rare e originali sceneggiature e infaticabile ghost-writer (pare abbia scritto oltre 120 sceneggiature su commissione, ma non ci fu verso di strappargli un solo titolo).

Il nostro film prende evidentemente spunto dal tedesco “Christiane F. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” (“Christiane F. Wir Kinder vom Bahnhof Zoo”), 1981. Le protagoniste poco più che ragazzine nella finzione (Ann Gisel Glass era però già ventenne nel 1984), la droga pesante, gli ambienti malsani, due città note come capitali del vizio. Uli Edel, il regista tedesco, è molto più intransigente e, oltre che basarsi su una storia vera, approfondisce l'aspetto psicologico e sociologico dei personaggi e dell'ambiente. Di Silvestro, dopo un inizio promettente, vira invece sul melodramma e, inconcepibilmente, decide di dare un lieto fine alla sua storia (in seguito se ne pentirà). Il film fu ideato due mesi dopo l'uscita di “Christiane F.”, ma fu realizzato più di due anni dopo. La trama: Hanna è una ragazzina che per aiutare la madre, una prostituta distrutta dall'alcol, accetta ogni genere di compromesso. Quando incontra il giovane Miguel si illude di poter uscire dal tunnel, ma il ragazzo, dopo averle fatto credere di essere innamorato di lei, la sfrutta ignobilmente portandola sulla strada della droga (eroina), dello spaccio e della prostituzione. Hanna conoscerà gli incubi della galera e le sue atrocità. Una volta liberà sfuggirà ai suoi aguzzini anche grazie ad Alex che, con la forza dell'amore, la riporterà ad una vita normale.

Gli attori: Ann Gisel Glass, al suo terzo film, se la cava benino e avrà anche una dignitosa carriera d'attrice fino al 2003. Karin Schubert, superattiva nell'hard, mostra già un evidente declino fisico. Sebastiano Somma è un “belloccio” decorativo e niente di più.
Di Silvestro non (ci) risparmia pugni nello stomaco.
Aghi realmante conficcati nel braccio (e non sono effetti speciali).
Teste affondate in bidoni colmi di liquami (autentici)
Fiala di eroina che una detenuta si estrae dall'orifizio anale.
In alcuni testi è accennata una presunta co-regia di Bruno Mattei.
Per chi volesse approfondire il tema citiamo brevemente, sintetizzandola, una diatriba a distanza (di anni) fra i due cineasti.
Dice Mattei (Nocturno n. 8 nuova serie ottobre 1998): “Stavamo alla De Paolis e dopo la prima settimana di riprese una sera andammo in proiezione io e Roberto Di Girolamo [il produttore, n.d.r.]. Di Silvestro aveva girato delle robe, ma delle robe... Di Girolamo mi mandò quindi sul set come supervisore, anche se il regista era sempre lui, potevo intervenire se faceva delle stronzate tecniche […]. Stetti sul set  quattro settimane […] e l'ho tenuto sotto controllo per quel poco che potevo; poi al montaggio c'erano sequenze intere che non servivano a niente, le tagliavo e le buttavo nel cesto.
Replica Di Silvestro (da me intervistato): “Mattei è uno (omissis) e mente sapendo di mentire. Ma che se vo' approprià del film? [non sapeva delle dichiarazioni di Mattei, che gli lessi io, n.d.r.]. E' vero che venne ad Amsterdam, ma sai a fare che? Lo mandò Roberto [Di Girolamo] perché eravamo in ritardo con le riprese e lui mi doveva cercare qualche location, così si guadagnava tempo. Non fece altro. […]. Il montaggio è mio e di Mattei, che incollava la pellicola. Non ha fatto niente di sua iniziativa. Purtroppo la produzione prima e la censura poi mi imposero tagli che nella proiezione si vede che è 'na cosa brutta. Non ho firmato col mio nome proprio perché ci sono stati interventi del produttore che non mi piacevano”.
Girato in buona parte ad Amsterdam, il film soffre soprattutto di una post produzione travagliata, con un montaggio assurdo che salta di qua e di là a volte senza logica (e meno male che Mattei si vantò di aver messo tutto in ordine). Ho visto due versioni, più o meno simili. Ma anche una che mi inviò Di Silvestro, non duplicabile e con obbligo di restituzione. Cosa che feci. Versione priva di titoli, forse quella approntata in un primo momento, poi successivamente modificata. Di certo molto migliore di quella definitiva.
Per concludere, un film che avrebbe avuto una sua dignità (ci sono riprese molto ben realizzate) se tutto fosse filato liscio e se, come detto, il regista non avesse optato per un finale zuccheroso che fa a pugni con tutto il resto.

Recensione a cura di:
Roberto Poppi | Crea il tuo badge




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