venerdì 28 marzo 2014

EDUCAZIONE SIBERIANA (2013)



Regia: Gabriele Salvatores. 
Soggetto: Nicolai Lilin. 
Sceneggiatura: Gabriele Salvatores, Stefano Rulli, Sandro Petraglia. 
Fotografia: Italo Petriccione. Montaggio: Massimo Fiocchi. 
Scenografia: Rita Rabassini. 
Costumi: Patrizia Chericoni. 
Musiche: Mauro Pagani. 
Produttore: Marco Chimenz, Gina Gardini, Piergiuseppe Serra, Giovanni Stabilini, Riccardo Tozzi. Produttore Esecutivo: Matteo De Laurentiis. 
Casa di Produzione: Cattleya, Universal Pictures, Relavity Media, Rai Cinema. 
Distribuzione: 01 Distribution. 
Durata: 110’. 
Interpreti: John Malkovich (nonno Kuzja), Arnas Fedaravicius (Kolima), Vilius Tumalavicius (Gagarin), Peter Stormare (Ink), Elaenor Tomlinson (Xenja), Jonas Trukanas (Mel), Vitalji Porsnev (Vitalic), Andrius Paulavicius (sergente russo).

Gabriele Salvatores è uno dei nostri registi più ispirati. Premio Oscar per Mediterrraneo (1991), si conferma con pellicole a carattere intimista e generazionale (Turné, Puerto Escondido…), sperimenta i territori del fantastico (Nirvana), gira un capolavoro come Io non ho paura, frequenta il noir (Quo vadis baby?) e torna a livelli di eccellenza con Educazione siberiana. Tutto parte dal romanzo di Nicolai Lilin, autore russo trapiantato in Italia, che il regista modifica e adatta al linguaggio cinematografico con la collaborazione di Petraglia e Rulli.

Educazione siberiana è un noir freddo e spietato che racconta l’educazione di due ragazzi (Kolima e Gagarin) all’interno di una famiglia criminale siberiana, il cui patriarca - nonno Kuzja - dette regole e codici d’onore da rispettare. Kolima osserverà le regole per tutta la vita e le parole del nonno lo torneranno come impietosi flashback per ricordare il dovere. Gagarin devierà dal terreno segnato e si lascerà risucchiare dagli infidi sentieri della vita, compiendo errori per i quali è prevista la punizione estrema. Educazione siberiana è anche una storia d’amore e d’amicizia all’interno di un gruppo chiuso, in una Siberia fredda e spettrale, tra neve, ghiaccio, foreste e improvvise primavere. Il personaggio di Xenja (Eleanor Tomlinson), la ragazza con il cervello da bambina, è l’amore impossibile di Kolima, figura poetica che conferisce un tocco di tenerezza a un racconto di amicizia virile e si trasforma nel detonatore per la resa dei conti finale. Stupenda l’ambientazione siberiana all’interno di un clan - famiglia dove si prega Dio contro i diavoli in divisa (la polizia russa) e i burocrati corrotti. Suggestivo il personaggio del nonno patriarca, interpretato da un John Malkovich in gran forma, che dà vita a una maschera tragica di uomo implacabile e giusto, di grande personalità, autoritario e sicuro di sé fino alle estreme conseguenze. Salvatores dirige tre soli attori professionisti: Malkovich, Tomlinson e Stormare, tutti gli altri - bravi e ben calati nelle rispettive interpretazioni - sono lituani alla prima esperienza cinematografica. Tutto questo rende il regista ancora più bravo, perché la pellicola è molto introspettiva, l’analisi dei personaggi accurata e approfondita, la direzione immune da pecche, così come la sceneggiatura non presenta momenti morti. Educazione siberiana è un film ricco di suspense, caratterizzato da una colonna sonora a base di musica popolare russa mixata con pezzi rock da un bravissimo Mauro Pagani, fotografato con colori intensi e montato con ritmi sincopati, da puro thriller. Suggestive le location sovietiche tra palazzoni e condomini popolari con i quartieri criminali che segnano le zone di appartenenza, così come sono ben rappresentate le lotte tra gang e le incursioni criminali. Tra le cose migliori di una pellicola densa di motivi di riflessione: alcune citazioni letterarie (Mayakovsky, Orazio e il carpe diem), l’apologo del lupo che deve morire libero, il volo delle colombe bianche che amoreggiano in cielo, la magistrale sequenza della giostra e alcune intense soggettive. I tatuaggi che raccontano la vita sono una vera usanza siberiana, a quanto pare passione del regista, inseriti come momento per approfondire usi e costumi di una minoranza etnica. La tecnica del flashback viene usata per alternare passato e presente, in maniera tale da delineare bene l’educazione criminale dei ragazzi e far capire le regole del nonno: il coltello ti segue per tutta la vita, non usare pistole in casa, non portare soldi, rispettare e proteggere i voluti da Dio (i pazzi, gli schizofrenici), non avere mai contatti con la droga…
Educazione siberiana è un noir criminale, drammatico e claustrofobico, girato con tecnica sopraffina, movimenti di macchina avvolgenti che di colpo diventano nervosi, che racconta le persecuzioni di Stalin, la caduta del muro di Berlino, la trasformazione di un mondo gattopardesco, dove tutto cambia perché niente cambi.

Recensione a cura di:

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