sabato 1 marzo 2014

DIABOLICAMENTE... LETIZIA (1975)

 
Regia/Director: Salvatore Bugnatelli
Soggetto/Subject: Salvatore Bugnatelli
Sceneggiatura/Screenplay: Salvatore Bugnatelli
Interpreti/Actors: Franca Gonella (Letizia), Gabriele Tinti (Marcello Martinozzi), Magda Konopka (Michaela, sua moglie), Ciro Papa [Xiro Papas], Angelo Rizieri, Karin Fiedler, Ada Pometti, Cesare De Vito, Mirella Daroda, Gianni Dei, Giorgio Bugnatelli
Fotografia/Photography: Remo Grisanti
Musica/Music: Giuliano Sorgini
Montaggio/Editing: Piera Bruni
Produzione/Production: B.R.C. International Films
Distribuzione/Distribution: Indipendenti Regionali
censura: 66640 del 11-06-1975

Letizia ha trascorso anni in collegio, lontana dalla famiglia, dopo la morte della madre, ma ora, la zia, che non può avere figli, d'accordo col marito, la fa venire a vivere con loro per soddisfare il proprio desiderio materno. Letizia però è introversa e misteriosa. Porta scompiglio nel già fragile equilibrio casalingo, seduce lo zio, il giardiniere e la cameriera, che, a loro volta sollecitati dall'ipnotico carisma sessuale della giovane, in possesso anche di facoltà telecinetiche, intratterranno rapporti sessuali gli uni con gli altri. Un amico di famiglia, professore (?) anch'egli turbato dalla diabolica Letizia, cerca di dare consigli, mentre, inevitabilmente, la fragile zia, già provata da crisi psicologiche, cade in delirio.


Poco dopo l'inizio sembra una scialba copia erotica di TEOREMA di Pasolini, ricalcando il tema dell'ospite che seduce drasticamente tutti gli abitanti della casa, poi, vagamente, assume sembianze orrorifere quando l'orfanella Letizia strabuzza gli occhi, sposta gli oggetti con lo sguardo e condiziona la mente delle persone, infine si evince il tema della vendetta per fare giustizia alla madre defunta. Ma la sceneggiatura ha buchi da tutte le parti, i dialoghi sono di un'approssimazione quasi irritante, i personaggi non sono delineati, e le scene che dovrebbero impressionare sono involontariamente comiche. La stessa Letizia, figura che dovrebbe essere enigmatica e seducente finisce solo per risultare antipatica, approssimativa. Non si viene a sapere niente di lei, né perché voglia vendicare la madre né che tipo di persona sia. Emblematico al riguardo è l'arredamento della sua cameretta, imbastito di elementi fuorvianti, come numerose foto di ritratti africani, automobili d'epoca, e un comodino su cui staziona perennemente un trattato di parapsicologia, spunti che non sono né spiegati né approfonditi, ma che piuttosto lasciano pensare a una semplice casuale scenografia improvvisata in mancanza d'altro. I rimandi all'esoterismo sono appena accennati e poco chiari. In una semi-visione Letizia appare in veste sataniche col volto arrossato e barbuto, ma tutto si conclude così, senza spiegazioni. Ci sono anche una scena di vodoo, ma la bambolina è una qualsiasi bambola da collezione, e una scena di derivazione esorcistica col letto dei coniugi che si solleva mentre dormono. La fragile zia, nei suoi deliri isterici si dimena sul pavimento e lancia dei cuscini. E infine c'è la cameriera, non si capisce fino a che punto innamorata del giardiniere, e con un fintissimo accento francese. E' un'accozzaglia di personaggi e generi sparsi, senza però calcarne nessuno. Questa è la fantastica approssimazione di certi film di genere, calderoni di sesso, horror e intrecci gialli campati nel nulla, che però intrattengono e divertono proprio per il loro surrealismo. Già nei titoli di testa emerge questo clima, mentre infatti scorrono le immagini di una città con le sue strade e i palazzi, si vede la scena di un tamponamento stradale con conseguente litigio, ma poi il montaggio si sposta altrove e dell'incidente non si sa più niente, ne tantomeno il perché sia stato mostrato. Il titolo, con la sua dissonanza nell'accostare le parole "diabolicamente" e "letizia", è fantastico, e gioca sul doppio senso col nome della protagonista. O anche questo è involontario?

Recensione a cura di:

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