sabato 29 marzo 2014

COLPO DI STATO (1968)



Regia/Director: Luciano Salce
Soggetto/Subject: Ennio De Concini
Sceneggiatura/Screenplay: Ennio De Concini, Luciano Salce
Interpreti/Actors: Steffen Zacharias (George Bradis), Dimitri Tamarav (Matruch, il fotografo), Silvano Spadaccino (fidanzato), Orchidea De Santis (fidanzata), Bebert H. Marboutie (presidente Johnson), Anna Casalini (Anna Ferretti), Giovanni Rionni (Claudio Villa), Amedeo Merli (Giordano), Maria Capparelli (sua moglie), Leo Talamonti (primo ministro), James E. Mishener (ambasciatore americano), Raffaele Triggia (capo dell'opposizione), Alberto Plebani (presidente della repubblica), Giuseppe Ravenna, Luciano Trasatti, Attilio Zingarelli, Vlado Stegar, Luciano Salce, Luisa Baratto [Liz Barrett], Gianni Di Loreto, Giancarlo Tocchi, Riccardo Satta, Loris Gizzi, Vittorio Ripamonti, Renato Marzano, Armando Lodi, Giovanni Volpini, Gaetano Imbrò, Jole Giusti
Fotografia/Photography: Luciano Trasatti
Musica/Music: Gianni Marchetti
Scene/Scene Design: Giulio Cabras
Montaggio/Editing: Sergio Montanari
Produzione/Production: Vides Cinematografica di Franco Cristaldi
Distribuzione/Distribution: Columbia-Ceiad
censura: 52918 del 19-12-1968
Altri titoli: Staatsstreich

Maggioranza e opposizione si sfidano in una nuova tornata elettorale. Per la prima volta nella storia della Repubblica, la conta dei voti è affidata a un cervellone elettronico piazzato nel Palasport di Roma. I leader delle due coalizioni ostentano sicurezza mentre il Paese guarda con interesse all’esito del voto. Inaspettatamente, con il passare del tempo, ci si rende conto che quella che doveva essere una schiacciante vittoria della maggioranza filo-americana sta per trasformarsi in un trionfo dell’opposizione filo-comunista. La RAI sospende i notiziari e manda in onda una giovane e misconosciuta giovane cantante di protesta (Anna Casalino), mentre nella stanza dei bottoni si valutano le probabili pesanti ripercussioni sul fronte degli equilibri mondiali e della sicurezza nazionale. Viene allertato l’esercito e tutto sembra preludere ad un bagno di sangue tra la popolazione e alla guerra civile: su ambo i fronti le telefonate si susseguono frenetiche mentre i missili americani vengono puntati a est. Quando tutto sembra precipitare prevale però il senso di responsabilità dalle due parti politiche: su perentorio ordine – cifrato - di Mosca, i comunisti rinunciano – ‘Col cavolo!’ - alla formazione di un nuovo governo: il potere – e di conseguenza la guida del Paese e tutto ciò che ne consegue – torna saldamente nelle mani dei democratici; la televisione e i giornali, come da copione, annunciano la vittoria della maggioranza mentre la popolazione, ignara degli eventi, torna alla normalità. L’unico a pagare le conseguenze sarà l’ideatore del cervellone elettronico, rinchiuso in manicomio e con la camicia di forza , che grida al vento l’infallibilità del suo calcolatore elettronico.

Satira graffiante – ma non troppo – di Salce su soggetto e sceneggiatura di Ennio De Concini che porta subito alla mente il ‘what if’ del ‘Dottor Stranamore’ kubrickiano. Anche se consapevolmente siamo ben distanti dalle vette raggiunte da quel film,  Salce e De Concini sembrano conoscere molto bene i meccanismi che regolano l’esercizio del potere in tutte le sue forme: in questo modo l’obiettivo - cioé quello di mostrare il valore della democrazia in un regime di blocchi contrapposti – è non solo pienamente raggiunto, ma l’analisi è talmente lucida e la ricostruzione talmente solida che non solo anticipa in pellicola gli antefatti del ‘Golpe Borghese’, ma nel susseguirsi degli eventi, nella ‘frenesia degli attori dietro le quinte’, nel corto-circuito mass-mediatico –  per assonanza ci conduce dritti ai meccanismi delle organizzazioni stay-behind (vedi Gladio) e a un certo modo di ‘fare informazione’.

A livello registico, è bene dirlo subito, è un Salce che si diverte a indossare le vesti del pittore e del direttore d’orchestra più che del narratore: ed infatti quello che si para davanti a nostri occhi è un affresco di personaggi – a cui fa da contrappunto un indovinato coro da operetta – che va a formare un campionario di personalità, vasto quanto vario: il quadro è completo solo nella sua visione d’assieme e soggetto e protagonista assoluto dell’intera vicenda è proprio il nostro vituperato Paese – quella povera Italia, stritolata nella morsa delle due superpotenze (come ottimamente sintetizzato dalla locandina).

Se al film, sceneggiato da Ennio De Concini, manca forse quel sussulto capace di elevarlo allo status di capolavoro, diverse sono le intuizioni che ci sono piaciute: innanzitutto l’analogia tra la moda e la politica : come i protagonisti di un servizio di moda anche i politici ‘vendono’ la propria immagine e le proprie idee  e se un buon fotografo e qualche aggraziata modella – e qui, in una parte piccolissima, troviamo anche Janet Agren - riusciranno a pubblicizzare al meglio quel determinato capo di abbigliamento, così anche il politico mestierante deve reclamizzare di fronte a un pubblico di elettori ‘consumisti’ se stesso e le sue idee; ci è piaciuta poi la coppia di fidanzati che amoreggia per tutto il film e che, come in un rituale, consumerà solo dopo aver avuto l’esito dei risultati elettorali (notevole, nella parte di lei, una superba quanto interessantissima Orchidea De Santis); ci è piaciuto poi il finale, teso e ben costruito.  

Considerato da subito scomodo e osteggiato da più parti, il film sparirà presto dalla circolazione per essere trasmesso in tv solo una volta - in una giornata di settembre del 1985, su Canale 5, alle 9:30 del mattino, quasi trent’anni fa - e a Venezia nel 2004 nell'ambito della rassegna Storia segreta del cinema italiano - Italian Kings of the B's.

Recensione a cura di:
  Carlo Giustiniani | Crea il tuo badge



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