giovedì 27 febbraio 2014

SIAMO FATTI COSI': AIUTO! (1980)


regia: Gianni Proia
ideazione e sceneggiatura: Gianni Proia
direttore della fotografia: Silvio Fraschetti
musiche: di repertorio
montaggio: Carlo Broglio
scenografie: Amedeo Mellone
organizzatore generale: Stenio Fiorentini
costumi: sartoria Mario Russo
effetti sonori: Cine Audio effects
produzione: Gioele Centanni e Renato Petraccini per Concorde
(nessun altro dato tecnico nella copia visionata)
Distribuzione: Heritage Cin.ca. Durata: 78'. Registro Cinematografico n. 6.950. Visto di censura: 75.447 del 10.11.1980. Prima proiezione pubblica: 19.01.1981. Pellicola Kodak, colore Staco Film. Doppiaggio Fono Roma. Incasso sconosciuto.
Altri titoli: Mondo di notte IV (vedasi locandina presa dalla versione uscita in dvd)

Ci sono film che ti fanno amare immensamente il cinema. Non i capolavori, ché sarebbe troppo facile. Ma quelli orrendi, raffazzonati, inguardabili, perché ciò che pensi dopo la visione è: poiché questo è il peggio possibile il resto non può essere che migliore. Gianni Proia (1921-vivente, per alcuni - 1923-2009 per altri) decide di sputtanarsi in zona Cesarini - è fortunatamente il suo ultimo lavoro - mettendo insieme spezzoni di film (suoi, ma non solo) e girando qualche sequenza aggiuntiva e infine componendo un collage talmente improbabile (e improponibile) che il sospetto l'abbia fatto di proposito nessuno me lo toglie dalla testa.
Infatti il film può essere letto proprio come dissacrante sberleffo di un genere (il mondo movie e il sexy-mondo movie) morto e sepolto. Li sotterro con una risata sembra dirci Proia.
Brevemente il soggetto. O lo spunto che poi traina l'aberrante narrazione. E' necessario chiedere aiuto agli extraterrestri perché dalle nostre parti le cose non vanno bene. Quindi facciamo andare nell'universo un bel missile con dentro dati che possano dare un'idea agli ipotetici "lettori" di chi siamo.
Il commento scritto prende allegramente per i fondelli Jacopetti (che a Proia fornì lo script per il suo primo "Mondo di notte" e forse significa qualcosa...) infilando perle di idiozia tali da lasciar allibiti.
Lasciando perdere gli insert di vecchi film, che non dicono nulla di nuovo (se sono vecchi film, di nuovo poco possono dire, ovviamente, caro recensore...), il regista gira almeno sei/sette nuove sequenze (anche troppo lunghe) che sono a dir poco deliranti, ma valgono da sole la visione. Chi ama il trash ha pane per i suoi denti. Si comincia con Sandro Ghiani (sì, proprio lui, il mitico Efisio Puddu di tante commedie) che dopo aver chiesto un passaggio ad una biondina che lo eccita in tutti i modi (certo che eccitare uno con la faccia di Ghiani, basterebbe leggergli Topolino!) si trova in un bosco a rincorrerla. Nudo. Ghiani, ripreso da dietro, col deretano peloso è da antologia/museo del cinema. La biondina è filmata al ralenti, per esaltarne le tette. Devo averla già vista, ma non so darle un nome. Sono talmente poco fisionomista che se dovessi fare l'identikit di Cicciolina ne uscirebbe la faccia di Salvatore Baccaro. La sequenza termina con Ghiani fermato da un poliziotto che è identico a Bud Spencer. Sarà mica lui? Qualcuno mi dica di no, mi dica che ho le traveggole.
Altra chicca. Giancarlo Fusco (amico di Proia), il giornalista, sceneggiatore e occasionalmente attore, qui orribilmente truccato ma riconoscibile, è l'inventore della banca del seme che, intervistato, farfuglia cose di cui si comprende solo che il progetto sarà possibile se l'umanità si farà... seghe! A seguire (ovviamente) false dichiarazioni di Cassius Clay, Stallone, Fellini, Sinatra, Komeini, Andreotti, Fanfani e Pannella che si dimostrano entusiasti o scettici. Roba impensabile oggi. Evviva!
(in altra sequenza un montaggio da alta scuola di cinema ci mostra le facce di Berlinguer, Fanfani, Craxi e altre alternate a dei culi. Ok, Proia, messaggio ricevuto).
Avanti tutta. Le due sequenze successive hanno almeno un po' di logica. Un dibattito sulla fame nel mondo termina con un'abbuffata pantagruelica e un' altra  che verte sulla moralità e la pornografia si svolge mentre due scopano sul tavolo del salone del congresso.
Sull'orlo della demenza pura il rush finale. Una tizia, stravaccata e a gambe aperte, ci spiega che il fumo fa male alla gola e la sigaretta la si può infilare in altro pertugio e, par di intuire, con maggior soddisfazione (sic!); una componente un'orchestrina femminile usa il suo sesso come fosse un violoncello, archettandoci soavente sopra con perizia; Max Turilli (sì, proprio lui, l'attore che doppia Bernard Blier in marchigiano in "Riusciranno i nostri eroi..." e che è specializzato a fare il tedesco) qui sprofonda nell'inqualificabile performance del dottore (ovviamente teutonico, perché nella vita ci vuol coerenza) che spalma una crema "anti prurito anale" su culi che escono da buchi praticati in un muro. Neanche Schicchi ci avrebbe mai pensato.
Non vi ammorberò oltre, se non per ricordare l'ultimo parto geniale di Proia. Stavolta è coinvolto Mino Guerrini (regista di qualche buon film, con la fissa per la recitazione) che è un giornalista lettore del telegiornale con la capacità di vedere oltre lo schermo. E che cosa vede ve lo lascio immaginare. Mica vi devo raccontare tutto!
Fine. Dimenticavo che tutto questo ameno florilegio è condito con musiche di repertorio. Si comincia con "One Step Beyond" e si finisce con "Tutti frutti". Mica si poteva accontentare di Mino Reitano, il regista.
Se Proia non è più con noi sono certo che da qualche parte starà litigando con Gualtiero. O, forse, i due compari se la rideranno a crepapelle. Lo verrò a sapere (il più tardi possibile, spero).
 
Recensione a cura di:
Roberto Poppi | Crea il tuo badge


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