mercoledì 5 febbraio 2014

SHE (1982)




Regia: Avi Nesher.
Soggetto: Avi Nesher, tratto dal romanzo She di H. Rider Haggard.
Sceneggiatura: Avi Nesher.
Musica: Rick Wakeman (colonna sonora originale), con pezzi aggiunti di Justin Hayward, Mothöread, Bastard.
Fotografia: Sandro Mancori. Montaggio: Nicholas Wentworth.
Costumi: Ivana Massetti.
Scenografia: Otello e Stefano Fava.
Effetti Speciali: Armando Grilli.
Produttore: Renato Dandi.
Produttori Associati: Michael John-Biber, Sue Cameron.
Produttori Esecutivi: Helen ed Eduard Sarlui. Durata: 102. Genere: Postatomico.
Paese di Origine: Italia, 1982.
Interpreti: Sandahl Bergman (She), David Goss (Tom), Quin Kessler (Shanda), Harrison Muller (Dick), Elena Wiederman (Hari), Gordon Mitchell (Hector), Laurie Sherman (Taphir), Andrew McLeay (Tark), Cyrus Elias (Kram), David Brandon (Pretty Boy), Susan Adler (Pretty Girl), Gregor Snegofi (Godan), Mary D’Antino (Eva), Mario Pedone (Rudolph), Donald Hodson (Rabel), Maria Quasimodo (Moona), David Traylon (Xenon).

She è un film interessante per la sua completa follia e una quasi totale assenza di logica, tipica del film indipendente, ma girato con alcuni colpi di genio che lo rendono unico. La trama si racconta in poche righe. Tom parte alla ricerca della sorella catturata da una tribù feroce comandata da Hector (un Gordon Mitchell con i capelli arancioni vestito da antico romano), nella sua impresa viene aiutato da Dick (Muller), dalla dea She (Bergman) e dalla sua fida guerriera Shanda (Kessler).
Riusciranno nell’intento, come è naturale, ma il sale della pellicola è tutto negli incontri che faranno lungo un cammino irto di assurde difficoltà. Il film è ambientato in un Medio Evo del futuro, ricco di anacronismi tipici del fantastico postatomico, ma il bello è che Avi Nesher esagera. La fiera dell’assurdo viene messa in scena, prendendo come pretesto un romanzo di Rider Haggard che forse il regista non ha nemmeno letto. She è la regina - dea di una tribù matriarcale dove gli uomini sono ridotti a oggetti erotici, torturati e uccisi quando non servono più allo scopo. Un assurdo santone (Godan) sposta oggetti e persone con la telecinesi, grazie a un raggio verde emanato dagli occhi (forse ispirato a Patrick). Non solo: le insegne del suo potere ricordano i simboli del Partito Comunista. Un buffo Frankenstein di gomma si sgonfia quando She gli taglia la testa e per fattezze ricorda Aldo Maccione in Frankenstein all’italiana. I nostri eroi se la devono vedere con soldati vestiti come gli antichi romani, ma anche con emuli di Hitler e truppe dotate di elmetti nazisti. Non mancano dei mutanti stile mummie in putrefazione che perdono pezzi quando si toccano. Un assurdo custode di un ponte crea un individuo simile a lui ogni volta che gli viene staccato un arto, fino a costituire un gruppo di comici invasati che in realtà sono terribili bombe. Alcuni pacifici personaggi che sembrano antichi romani dediti alla poesia e all’amore nottetempo si trasformano in terribili licantropi affamati di carne umana. Due assurdi collezionisti rinchiudono i nostri eroi dentro sacchetti giganti appesi al soffitto e li domano con gas asfissiante, ma She trova il modo di scappare. Citazioni a non finire, pure da Non aprite quella porta quando vediamo una tribù usare seghe elettriche come armi d’attacco. Non manca il finale da arrivano i nostri che ricorda il cinema western, né la storia d’amore tra She e Tom, ma anche tra Shanda e Dick, soltanto la seconda a lieto fine. La pellicola finisce sullo sguardo della bella Bergman (la ricordiamo protagonista di Conan) sul suo uomo che torna al villaggio insieme alla sorella. Attori terribili, ma visto il film va bene così.
On the road fantasy ispirato a Conan il barbaro (1982), costruito sulla scia di quel successo ma strampalato e ricco di momenti trash. Le parti violente, sadiche ed erotiche - che non mancano - sono stemperate da un tono grottesco che strappa involontari sorrisi nei momenti più truci. Le locationes e le situazioni cinematografiche sono ispirate alla mitologia greco - romana, ma ogni sequenza è pervasa di anacronismi. La colonna sonora a base di musica rock psichedelica conferisce al prodotto - che gode di una fotografia gelida e soffusa - una connotazione ancora più grottesca.
She è una produzione italiana curata da Renato Dandi, in stretta collaborazione con la Continental Motion Pictures di Helen ed Eduard Sarlui, che ha lavorato molto con Joe D’Amato e la Filmirage. Per anni è stato attribuito a Ivana Massetti - che nel corso della sua carriera utilizza spesso pseudonimi - ritenendo Avi Nesher uno dei tanti nomi inventati. In realtà la Massetti - autrice di Domino (1988), Nadro (1998) e di interessanti video musicali - lavora nel cast tecnico ma soltanto in qualità di costumista e aiuto scenografa. L’equivoco è talmente comune e scusabile che persino Roberto Poppi ne I Registi (Gremese) accredita la Massetti come regista. Altri dicevano che il film fosse opera di Joe D’Amato, ma non è così, anche se Massaccesi ha realizzato la serie Ator, a imitazione di Conan. Un altro film di controversa attribuzione è I predatori dell’anno Omega, a lungo accreditato a Ivana Massetti, successivamente pure a Joe D’Amato, ma quasi per certo dell’americano David Worth. Adesso sappiamo che Avi Nesher esiste: è un regista israeliano, nato a Ramat Gan, figlio di un diplomatico rumeno e di madre russa, ha vissuto negli Stati Uniti e si è laureato alla Columbia University, gode di una discreta filmografia ed è considerato uno dei più interessanti registi israeliani. She è il suo terzo lungometraggio e, anche se non può dirsi un capolavoro, per essere un film d’imitazione, gode di trovate interessanti e originali. Il suo ultimo lavoro è Plaot (2013), girato in ebraico.
Marco Giusti su Stracult afferma che She è “invedibile”, perché “non è mai uscito regolarmente in Italia”. In realtà si può vedere su alcune televisioni locali del circuito Odeon e su antenne satellitari indipendenti come ILIKE.TV (dove l’ho visto a notte fonda), ma occorre molta fortuna. Nostalgia lo definisce “un film geniale, qualcosa di mai fatto, mai visto, una nullità assoluta che tocca livelli così sublimi da far scomparire il senso critico…”. Gordon Mitchell lo ricordava come un incubo: “Non aveva continuità né senso logico. Non si capiva niente. Alla Bergman per poco non tagliarono due dita. Avi Nesher non sapeva girare. Rischiai la vita per una caduta da cavallo dovuta alla sua incapacità. Mi ruppi due vertebre. E non avevano neppure l’assicurazione”. Il solo dizionario di cinema che riporta l’esistenza di She - a parte Stracult di Giusti, il Davinotti on line e alcuni siti specializzati in pellicole trash - è Pino Farinotti, che concede due stelle ma fa capire che non ha visto il film. Si limita a dire che in un mondo postatomico She guida una tribù dove comandano le donne e gli uomini sono ridotti al rango di esseri inferiori. Ma è soltanto l’inizio…

Recensione a cura di:
Gordiano Lupi www.infol.it/lupi

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