lunedì 3 febbraio 2014

MONDO CANE OGGI - L'ORRORE CONTINUA (1985)



Regia/Director: Stelvio Massi [Max Steel]
Soggetto/Subject: Stelvio Massi [Max Steel], Piero Regnoli
Sceneggiatura/Screenplay: Piero Regnoli, Stelvio Massi [Max Steel]
Fotografia/Photography: Stelvio Massi [Max Steel]
Musica/Music: Claudio Cimpanelli, Walter Martino
Montaggio/Editing: Cesare Bianchini
Produzione/Production: Film 2, General Cine International
Distribuzione/Distribution: Film 2
censura: 80828 del 23-08-1985

Stelvio Massi, a distanza di più di vent’anni dalla nascita dei mondo movie, ripropone questo genere che era caduto in declino verso gli inizi degli anni Settanta, ma con un esito controverso: da un lato sicuramente è di notevole interesse l’iniziativa di riportare in auge questo filone cinematografico, dall’altro essa è inficiata da enormi limiti. Innanzitutto, Massi, seppur tenti di riallacciarsi col titolo “Mondo Cane Oggi” –ovviamente in modo apocrifo-  al “godfather of Mondo” Gualtiero Jacopetti, non riesce, tuttavia, ad essere un epigono all’altezza del maestro: mentre nei mondo movie degli anni Sessanta c’era –bisogna ammetterlo- il fine di attrarre il pubblico mostrando immagini ripugnanti, esso, tuttavia, veniva celato da un sedicente intento documentaristico(?), Massi, al contrario, confeziona direttamente un prodotto per voyeuristi morbosi.

 “Mondo Cane oggi” è un’escalation di violenza e brutalità, nella quale il regista non solo non si fa problemi a passare –per citarne solo alcuni- da un mattatoio americano, all’autopsia di un omosessuale (chissà cosa pensava di trovarci..), al culto della mucca in India, per approdare a un ristorante erotico e infine al set di un film porno(!), senza alcuna connessione logica tra le scene, ma farcisce il tutto con commenti di un qualunquismo e di un razzismo senza eguali. Per fare solo un esempio, parlando degli orientali che muoiono per febbri dovute ai tatuaggi, “sapete dove finiscono? In una galleria. Non una galleria d’arte, no. Dove? Ma è ovvio, nella galleria degli imbecilli”.
In alcuni casi il risultato è così delirante (come le case di sterco o le obese al mare) che chi è dotato di un buon humour nero non riuscirà a trattenere le risate, in altri il vomito prenderà il sopravvento (tra le scene più inguardabili, una su tutte, è quella del “vampirismo dei lapponi”)
Bisogna ammettere che la colonna sonora è eccezionale e riesce a creare un flusso –una connessione- tra le scene, laddove invece manca un qualsivoglia legame logico. E su questo punto mi sono soffermato diverse volte, perché se vi aspettate una trama da “Mondo Cane oggi”, allora vi conviene optare per un altro film: qui non troverete altro che un ammasso di “brutture”, una dietro l’altra, con musichetta e battute da osteria. Però, se avete uno “stomaco di ferro” (come recita la locandina) e non avete mangiato pesante, dateci un’occhiata.

Recensione a cura di:
Alessandro Milani | Crea il tuo badge

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