venerdì 7 febbraio 2014

DOLL SYNDROME (2014)


Regia di Domiziano Delveaux Cristopharo

Attenzione consigli da osservare prima di avvicinarsi al film :
1- Eliminate tutti i moralismi di sorta per lasciarvi trasportare dentro questo viaggio
2- Abbandonatevi al connubio immagine- musica, non siamo di fronte alle cose effimere della videoarte , qua a condurre i giochi c’è un’artista con la A maiuscola, se ci riuscirete sarà un’esperienza
3- Si avverte che avvicinarsi a doll syndrome è a proprio rischio e pericolo, è ancora più ostico che House of flesh mannequins il primo film di Cristopharo.
Qua la storia è quella di un uomo comune, TUTTI NOI siamo persone comuni .
4- Il film contiene scene veramente disturbanti ed è esclusivamente per un pubblico maturo .

Il regista Domiziano Delveaux Cristopharo ha annunciato questo film come il secondo tassello dopo red krokodil (purgatorio) di una trilogia dove Doll syndrome rappresenta l’inferno .
Ovviamente è un inferno metaforico , ma che spaventa molto di più.
Doll syndrome è un viaggio nella vita di una comunissima persona sola , le immagini iniziali di spettacolarizzazione della violenza, rese ancora più drammatiche dalla musica del cristo fluorescente sono una chiara messa al bando dell’ipocrisia che attanaglia l’italiano medio .
Perché immagini fortissime come quelle delle torture in Iraq si possono vedere tranquillamente sulle prime pagine di quotidiani come Panorama , regolarmente esposti nelle edicole e alla portata di tutti ?.
L’ottimo Tiziano Cella che interpreta uno dei protagonisti del film (perché in questo caso qua tutti sono protagonisti ) emana solitudine sin dalle prime inquadrature in un’ambientazione domestica: una stanza da letto , un posacenere , una cucina .
Si capisce immediatamente la profonda disperazione dell’uomo , autolesionista , onanista.
Domiziano dialoga con noi attraverso i movimenti di macchina , utilizzando in queste prime scene una regia semplice, didascalica riprendendo i dettagli della sporcizia, dei medicinali del protagonista , cosa che dovrebbe cogliere anche lo spettatore meno attento .
Ed è un piccolissimo insegnamento di regia , ovvero come introdurre in cinque minuti un protagonista che badate bene ci vorrebbero dieci pagine di sceneggiatura per poter raccontare .
Capiamo subito dalle prime scene che siamo di fronte a qualcosa di spiazzante sia sul piano tecnico dove appunto non ci sono dialoghi ma dove entra prepotentemente la musica a creare un dialogo e anche sul piano prettamente visivo dove ci sono delle scene che faranno inorridire lo spettatore più conservatore come ad esempio la masturbazione con relativo sperma .
Ma tutto è funzionale alla storia , non ci possiamo scandalizzare , solo i migliori riescono a creare una scena del genere e mantenere l’eleganza, non scadere mai nella volgarità .
Anche in questo caso dico ATTENTI non fermatevi alla primissima sensazione di disturbo riavvolgete il nastro e ricordatevi le scene iniziali di spettacolarizzazione di violenza di guerra e riflettete. 
Tiziano Cella è strepitoso: riesce ad emanare una sensazione di malessere, di disagio nello spettatore che sinceramente non ricordo di aver mai provato .
Ad esempio solo mangiando una brioche (quindi un gesto quotidiano ) per poi vomitare dentro ad un cassonetto , cosa che si ripeterà un’altra volta nel film (forse metafora sociale di persona che comunemente viene considerato un rifiuto nella società?) .
Sembra un personaggio invisibile , nessuno si accorge di lui, nemmeno se è seduto accanto , in apparenza senza protezione , per poi trasformarsi quando la sua unica esistenza di vita, una ragazza interpretata da Aurora Kostova sembra che gli venga portata via da un intruso (Yuri Antonosante).
Ma è ovviamente un semplicissimo pretesto, poteva essere anche un’altra ragazza a scatenare l’inferno .
Splendida è la scena in cui urina dentro alla bambola gonfiabile che dentro la sua mente sarebbe la ragazza di cui si è invaghito quasi come a voler entrare in completa simbiosi con lei .
Doll syndrome ad un pubblico più distratto può essere scambiato per un film povero : assenza di dialoghi , pochi attori, ma non è ovviamente così.
Realizzare un film del genere riuscendo ad incastrare alla perfezione tutti i tasselli del mosaico è cosa da pochi : riuscire ad introdurre la musica come quarto attore protagonista è cosa da pochi . 
Una regia come questa come detto precedentemente andrebbe fatta studiare nelle università perché è uno spettacolo per gli occhi : riuscire a raccontare una storia del genere, descrivere ed introdurre allo spettatore un personaggio così complesso come il protagonista in pochissimi movimenti di macchina non è per tutti.
Non prendiamoci in giro , è una cosa che in apparenza sembra semplice ma non lo è , da notare la fotografia , i cambi di colore , si unisce la semplicità con l’estro artistico .
Anzi spero che qualche altro regista, non segua questo stile perché sarebbe nient’altro che un suicidio artistico annunciato.
Difficilmente nel cinema si trovano pellicole di così forte impatto , mi viene in mente Salò di Pasolini ma Doll syndrome a mio modo di vedere è ancora più spiazzante perché tratta di una persona con cui tutti ci possiamo immedesimare togliendoci di dosso l’ipocrisia che ci attanaglia .
Ha sprigionato un senso di pessimismo , di malessere che piano piano ti cattura, ti entra dentro e non te ne liberi più.
E non sto parlando di violenza (ci sono immagini fortissime di violenza e di tortura fisica ) nel senso più stretto della parola ….. a me ha disturbato di più la sensazione psicologica in cui Domiziano riesce a metterti con le spalle al muro , da solo con te stesso , con le tue paure, con le tue incertezze, con la tua ipocrisia .
Consiglio almeno una volta nella vita di provare questa esperienza a vostro rischio e pericolo .

Recensione a cura di:
Federico Tadolini | Crea il tuo badge

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