lunedì 27 gennaio 2014

TENTACOLI (1977)



Regia/Director: Ovidio Assonitis [Oliver Hellman]
Soggetto/Subject: Sonia Molteni
Sceneggiatura/Screenplay: Tito Carpi, Steve Carabatsos, Sonia Molteni
Interpreti/Actors: John Huston (David/Ned/Turner), Shelley Winters (Tillie, sua sorella), Henry Fonda (mr. Whithead, presidente della Trojan), Delia Boccardo (Vicky Gleason), Bo Hopkins (Will Gleason), Cesare Danova (John Corey), Enzo Bottesini (Mike), Sherry Buchanan (Judy), Franco Diogene (Sam), Marco Fiorini (Don), Alessandro Poggi, Roberto Poggi, Claude Akins (cap. Douglas Robards), Helena Makela (moglie di Sam), Philip Dallas, Donald Shapiro, Joseph Johnson, Fernando Poggi, Consalvo Marciano, Wolfango Soldati, Gian Carlo Mancinelli, Mimmo Craig, Giuseppe Scarcella
Fotografia/Photography: Roberto D'Ettore Piazzoli
Musica/Music: Stelvio Cipriani
Costumi/Costume Design: Nicoletta Ercole
Scene/Scene Design: Mario Molli
Montaggio/Editing: Angelo Curi
Suono/Sound: Giancarlo Laurenzi, Pasquale Rotolo, Davide Magara
Produzione/Production: A. Esse Cinematografica
Distribuzione/Distribution: Euro International Films
censura: 69889 del 24-02-1977
Altri titoli: Tentacles, Tentacules, Der Polyp - Die Bestie mit den Todesarmen

Era il 1975 quando le fauci spalancate di “Bruce” (così veniva soprannominato dagli addetti ai lavori il mostro meccanico utilizzato nel film) terrorizzarono le platee mondiali grazie a Steven Spielberg e alle imprese del famelico Carcharodon carcharias, meglio conosciuto come il grande squalo bianco.
Dopo il successo senza precedenti del film “Lo squalo”, il filone proseguì con molti “cloni” e con svariati film sulle minacce provenienti dal mare. Tra questi figura “Tentacoli”, film girato con mezzi indiscutibilmente più modesti, ma capace, nonostante gli evidenti limiti di budget, di intrattenere e appassionare. Il lungimirante produttore/regista Ovidio Assonitis, celato dietro il consueto pseudonimo di Oliver Hellman, già autore di un film che sfruttava il filone “esorcistico” in modo piuttosto originale (“Chi sei”?), dirige un film che fa dimenticare le lacune grazie ad una buona direzione degli attori e ad una sapiente costruzione delle scene “ad effetto”. Il cast è internazionale: John Houston ricopre il ruolo del vecchio giornalista saggio, Shelley Winters interpreta la sua simpatica sorella, Bo Hopkins ha la “faccia giusta” dell’”eroe della situazione” (un ruolo che comunque condividerà con due orche marine ammaestrate) ed Henry Fonda, qui in un breve cameo, è il solito personaggio senza scrupoli, come il Murray Hamilton del film di Spielberg, disposto a sacrificare per gli interessi economici la sicurezza e l’incolumità degli abitanti della località balneare californiana dove si svolge la vicenda. Tra gli interpreti italiani figurano invece la bella e fragile Delia Boccardo ed Enzo Bottesini, esperto di immersione subacquea in apnea prestato al cinema. La trama di “Tentacoli” è essenziale: impazzita a causa di ultrasuoni provenienti da apparecchiature destinate alla costruzione di un tunnel sottomarino, una piovra gigante semina il terrore e compie la consueta strage di bagnanti, fino all’altrettanto consueto “lieto fine” con la sconfitta del “mostro”. Grande importanza nel film ha lo score di Stelvio Cipriani, utilizzato anche, in maniera meno efficace, nel film “La polizia sta a guardare” di Roberto Infascelli: l’inquietante sequenza di note che fa parte del brano principale (che si ascolterà poi per esteso nella sequenza della regata) commenta i momenti di attesa e di suspence. Esemplare, in questo senso, è la scena iniziale che rivela una giovane madre con il suo bambino su un passeggino in riva al mare. Dopo una soggettiva dal basso verso l’alto, proveniente dagli scogli sottostanti, che ci fa percepire la presenza del “mostro” (grazie anche agli effetti sonori che ci fanno ascoltare il respiro della creatura che si sta avvicinando), la madre è richiamata all’altro lato della strada da una amica con la quale ha una breve conversazione. Alle sue spalle, separato dalla strada lungo la quale sfrecciano gli automezzi, il passeggino con il bimbo resta visibile, finché, dopo il passaggio di un lungo autobus, “sparisce” di scena sottolineato dalla sequenza musicale suddetta. “Tentacoli” punta maggiormente sulla “sottrazione”, ma fa in questo caso “di necessità virtù”, regalandoci momenti suggestivi: dell’animale vediamo solamente un occhio (come quello che riempie l’oblò della cabina dove si rifugia uno dei sub attaccati) oppure i tentacoli del titolo che strisciano sulla superficie delle imbarcazioni o che avviluppano le vittime; oppure, come nella sequenza della gara di barche a vela, una viscida testa che emerge dall’acqua e che si avvicina rapidamente alle vittime portandosi dietro la scia. Possiamo invece in due occasioni assistere alla ripresa dal basso della piovra che attacca le barche in campo lungo, mentre la resa dei conti/lotta finale è affidata al montaggio che intervalla i particolari con un gioco “di ombre cinesi” proiettato sulle pareti di una grotta marina, reso più efficace dalla musica epica tipica dei finali in cui si assiste alla sconfitta del “mostro”. Le sequenze “splatter” tipiche del genere si limitano ad una testa umana sfigurata che fuoriesce improvvisamente dalle acque, mentre per il resto si “gioca” con lo spettatore usando l’ambiguità di alcune riprese o sfruttando la tensione data dall’“attesa”: nel primo caso quando quella che sembra essere una soggettiva della piovra assassina lanciata contro una vittima si rivela essere uno scherzo dell’amico burlone; nel secondo come nella suggestiva scena in cui, dopo l’affondamento della nave, Delia Boccardo nuota affannosamente tra misteriose correnti per poi trovare la morte aggrappata ad una boa segnalatrice luminosa che inonda la scena di lampi rossi intermittenti. Da segnalare anche la morte dei due amici del terzetto di cui fanno parte la bella Sherry Buchanan e il caratterista Franco Diogene, “risolta” con le gambe delle vittime che fuoriescono in posizione perfettamente verticale in primo piano dall’acqua e che poi vengono trascinate sotto la superficie, mentre l’urlo della ragazza si riverbera, accompagnato da uno zoom della macchina da presa e dal repentino attacco della colonna sonora, verso la grotta subacquea dove si annida il mostro. La drammaticità degli eventi è resa in modo emotivamente coinvolgente anche attraverso le misurate interpretazioni di alcuni degli attori: si pensi al contenuto dolore espresso dal primo piano della Boccardo dopo il ritrovamento del relitto della barca su cui era la sorella che accompagna il suo viaggio di ritorno (che finirà purtroppo tragicamente), oppure la disperazione della Winters quando non riesce a mettersi in contatto con il figlio mentre tutti i villeggianti ascoltano le freddure di un animatore e ridono spensieratamente, non rendendosi conto della tragedia che si sta consumando in mare (sequenza resa con dei fermi immagine che cristallizzano momenti in antitesi fra loro, con un efficace contrasto). Un’altra bella scena vede protagonista ancora una volta Shelley Winters quando riabbraccia sollevata il figlio uscito indenne dalla tragica regata, rendendosi poi conto che l’amica vicina non ha avuto la stessa fortuna di trovare il figlio tra i superstiti. L’ultima parte del film, quella della caccia alla piovra, è forse quella più convenzionale, con i dialoghi tra Hopkins e Bottesini (che non possiedono sicuramente l’incisività di quelli tra i componenti del terzetto di cacciatori di “Lo squalo”) e gli attacchi all’imbarcazione. Fa eccezione il finale in cui si assiste alla “lotta tra titani” risolta con i “trucchetti” citati, ma si può senz’altro sostenere che il film di Assonitis/Hellman assolve al proprio compito: quello di intrattenere lo spettatore grazie all’inventiva delle riprese e sfruttando al meglio i pochi mezzi. Non è poco, nonostante i detrattori del film che parlavano di “riprese di un polipetto nell’acquario”.

Recensione a cura di:
Mauro Fracchetti | Crea il tuo badge

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