domenica 12 gennaio 2014

SAPORE DI TE (2014)



Regia: Carlo Vanzina.
Soggetto e Sceneggiatura: Carlo ed Enrico Vanzina.
Durata: 90’.
Genere: Commedia.
Produzione: Medusa, International Video 80.
Distribuzione: Medusa. Fotografia: Enrico Lucidi.
Montaggio: Luca Montanari.
Musiche: Andrea Guerra.
Scenografia: Serena Alberi.
Costumi: Grazia Materia.
Trucco: Barbara Pellegrini.
Interpreti: Vincenzo Salemme (onorevole Piero De Marco), Maurizio Mattioli (Alberto Proietti), Martina Stella (Anna Malorni), Giorgio Pasotti (Armando Malenotti), Eugenio Franceschini (Luca), Matteo Leoni (Chicco), Katy Louise Saunders (Rossella Proietti), Nancy Brilli (Elena Proietti), Serena Autieri (Susy Acampora), Valentina Sperlì (Leonetta De Marco), Paolo Conticini (Renato il bagnino), Virginie Marsan (Francesca), Raffaele Buranelli.
Riprese: 4 giugno 2013 - 17 luglio 2013.
Location: Forte dei Marmi, Porto Ercole, Cala Violina (GR), Roma, Fregene, San Candido, Val Pusteria, Austria.
Colonna Sonora Principale: Gino Paoli “Una lunga storia d’amore”; Stevie Wonderr “I Just called to Say I Love You”; Ricchi e Poveri “Se m’innamoro”.
Distribuito in 400 sale, il 9 gennaio 2014.
Primo trailer: 18 dicembre 2013.

Ambientazione: estate 1984 e 1985. Location: spiaggia di Forte dei Marmi. In tv vediamo il Maurizio Costanzo Show e il programma comico giovanile Drive In, al cinema esce La chiave di Tinto Brass interpretato da Stefania Sandrelli ma anche Mezzo destro e mezzo sinistro di Sergio Martino. Nel frattempo sulla spiaggia s’intrecciano le vicende di alcuni personaggi che dovrebbero fungere da cartina di tornasole per raccontare la società italiana dei primi anni Ottanta. La classica famiglia romana, formata dal commerciante e tifoso romanista (Mattioli) con moglie burina (Brilli) e figlia diciassettenne (Saunders), che vive un amore conteso tra due studenti universitari (Franceschini e Leoni).
Non manca il politico, un ministro socialista napoletano in vacanza con la moglie, interpretato da Salemme, invaghito di un’attrice senza talento (Auteri), che grazie agli intrighi diventerà protagonista del programma Drive In, ideato da Antonio Ricci, ma anche di un film girato a Forte dei Marmi. Una laureanda di Firenze (Stella) - che non si laureerà mai - s’innamora di un playboy di provincia (Pasotti), finisce per sposarlo e mettere al mondo un figlio (forse la storia più debole). Un prestante bagnino (Conticini) fa innamorare le ragazze e finisce per diventare attore, interprete del film girato al Forte come partner della protetta del ministro. I genitori di Franceschini, ricchi borghesi milanesi che leggono Il Giornale e votano a destra, ricordano con malinconia gli anni Sessanta.
Sapore di te segna il ritorno sul luogo del delitto, trent’anni dopo il successo di Sapore di mare (1983) e del sequel Sapore di mare 2 un anno dopo (1983), diretto da Bruno Cortini, ma scritto e sceneggiato da Carlo ed Enrico Vanzina. Si torna a Forte dei Marmi, luogo delle vacanze borghesi anni Ottanta, pure se le vere ferie estive dei Vanzina erano a Castiglioncello. “Ma appena possibile scappavamo in auto in Versilia” ricordano i due autori in numerose interviste “tiravamo tardi a ballare, tampinare ragazze, magari solo davanti a uno schiaccino e una birra. Finivamo per far colazione all’alba con un bombolone appena sfornato”. Sapore di te conclude la strofa della famosa canzone di Gino Paoli, cominciata con Sapore di mare, anche se i Vanzina confidano che il titolo ideale (del primo film) sarebbe stato Sapore di sale. Non fu possibile perché era già stato opzionato. La pellicola racconta due estati - 1984 e 1985 - trasferendo le vicende vent’anni dopo rispetto all’ambientazione del film originale. I Vanzina provano a realizzare - per grandi linee e senza approfondimenti socio politici - uno spaccato della società italiana di quel periodo, caratterizzato da craxismo arrogante e prime indagini di mani pulite. Fanno capolino i problemi internazionali: la lady di ferro Margaret Thatcher, il sentore della fine del comunismo con la speranza di un’Europa unita. La factory di attori comprende volti noti del cinema popolare vanziniano, come Nancy Brilli, Maurizio Mattioli e Vincenzo Salemme, ma anche nuovi nomi come Martina Stella, Serena Autieri, Giorgio Pasotti, Matteo Leoni (Disney Channel), Eugenio Franceschini (Una famiglia perfetta) e Katy Saunders (per strizzare l’occhio ai fan dei film tratti dai libri di Moccia). Alcune interviste rilasciate dai Vanzina confermano che il primo Sapore di mare avrebbe dovuto essere girato sul litorale livornese, che - dopo Fregene - era quello meglio conosciuto per motivi familiari. Il fascino della Versilia ebbe il sopravento e fu così che la Capannina di Forte dei Marmi sostituì il Chucheba di Castiglioncello. Un incasso favoloso per i tempi: 10 miliardi di lire, al punto di convincere la produzione a far girare un sequel, meno riuscito, prima della fine della stagione. 
Sapore di te è uscito in 400 copie, non male come lancio, ma i film targati Vanzina sono una garanzia di successo. 
Riferisce Carlo Vanzina a Claudio Vecoli che lo intervista per Il Tirreno del 9 gennaio 2014: “Il primo Sapore di mare era un film autobiografico, anche se abbiamo dovuto cambiare zona vacanziera, da Castiglioncello a Forte dei Marmi, perché all’epoca i vip come Gianni Agnelli, ma anche i ricchi borghesi, andavano a passare l’estate in Versilia. Era alla Capannina che cantavano Mina e Gino Paoli. Noi stessi scappavamo in Versilia in Vespa, di nascosto dai nostri genitori, per sentire Ray Charles alla Bussola e per frequentare i locali del Forte. Erano anni mitici. La Versilia era il simbolo delle vacanze ideali. Ci sono tanti aneddoti sul quel Sapore di mare che non sono mai stati rivelati. Per esempio non molti sanno che la produzione non gradiva Christian De Sica e Virna Lisi, perché definiti inadeguati, scorbutici, antipatici. Insistemmo per averli e posso dire che il tempo ci ha dato ragione visto il fenomeno cinematografico che è diventato Christian De Sica e il Nastro d’Argento vinto da Virna Lisi proprio grazie al nostro film”. L’intervista al regista prosegue affrontando il nuovo lavoro e i motivi di un sequel girato a trent’anni di distanza: “Sapore di mare ha cambiato la vita sia a me che a Enrico. Per noi è un film importante. Trent’anni dopo abbiamo deciso di tornare ad affrontare quel tema, anche se spostato in avanti di due decenni. Abbiamo ambientato la nostra storia nel bel mezzo degli anni Ottanta, con tutti i pregi e le contraddizioni di quel periodo. Lo abbiamo fatto con uno sguardo più maturo, visto che anche per noi sono trascorsi trent’anni. Ma utilizzando sempre il nostro stile”. Una tantum i Vanzina affrontano pure il discorso politico, con tutti i limiti di approfondimento che è lecito attendersi da una commedia popolare, scritta e sceneggiata secondo i loro canoni cinematografici. Sentiamo Carlo: “Gli anni Ottanta sono stati caratterizzati anche dalla politica. Per questo abbiamo voluto che nel film ci fossero certi riferimenti. E così uno dei protagonisti è un onorevole socialista che utilizza il proprio ruolo per raccomandare l’amante in un programma tv o per aiutare l’amico che ha bisogno del favore. Avevamo anche pensato di chiudere il film con il suo arresto, ma non volevamo che la nostra storia acquisisse pretese sociologiche o politiche”.
Tra i personaggi minori della commedia troviamo Renato, un bagnino - attore che fa innamorare le turiste straniere, interpretato (in amicizia) da Paolo Conticini. Un omaggio a Renato Salvatori (1933 - 1988), nativo di Seravezza, scoperto da Luciano Emmer proprio mentre faceva il bagnino e lanciato ne Le ragazze di piazza di Spagna (1952), subito dopo protagonista di Jolanda la figlia del Corsaro Nero (1953) di Mario Soldati e della trilogia di Dino Risi con tema poveri ma belli. Renato Salvatori ha una filmografia sterminata, ma si ricorda anche per il matrimonio con Annie Girardot e con la fotomodella tedesca Danka Schroeder, dalle quali relazioni ha avuto due figli (Giulia e Nils). Il declino della carriera lo porta all’alcolismo e alla morte per cirrosi. 
“Ci siamo ispirati a lui, ma è anche vero che a Castiglioncello c’era un bagnino affascinante che tutti chiamavano il divo”, racconta Carlo Vanzina. 
Il film si chiude ai giorni nostri, perché - in piena sintonia con il Sapore di mare classico - finisce per raccontare la vita dei protagonisti fino a passare il testimone alle generazioni successive. Sembrerebbe un’apertura a un possibile capitolo della saga ambientato in tempi moderni.  
Nel corso delle interviste rilasciate dai Vanzina per lanciare il film ha fatto scalpore una dichiarazione contro il cinema italiano, strana perché pronunciata da due persone sempre misurate e pacate nei giudizi: “A parte Sorrentino, è un disastro. Un cinema governato dal marketing, fatto solo per partecipare ai festival. Ci sono sempre gli stessi attori, si realizzano commedie fatte male e si è smesso di fare film di genere. Bisogna ricollegare i grandi autori al pubblico e smetterla di fare film solo per i festival o per i giornalisti amici. Sorrentino sbanca ai botteghini perché è un grande autore ma di gusto popolare”. 
I Vanzina hanno dichiarato alla stampa: “Abbiamo scelto gli anni Ottanta perché c’era una spensieratezza che non c’è più. Oggi le vacanze durano un weekend, all’epoca esisteva la villeggiatura. Il nostro è un film sui destini”. 
È bene dire che della commedia corale alla Dino Risi resta davvero poco in questo Sapore di te, che manca della freschezza e della complessità narrativa di Sapore di mare. Commedia balneare alla Luciano Emmer, ma molto semplificata, con storie di piccoli amori che presentano lo spessore di una fiction televisiva. Il cast è il problema più grande. Funzionano molto bene Mattioli e Brilli come coppia di commercianti in vacanza, lui tifoso romanista, lei burina romana. Mattioli e Salemme ci regalano qualche duetto da veri attori comici, mentre il primo ci delizia con battute calcistiche e con il ricordo della finale di Coppa dei Campioni persa dalla Roma con il Liverpool. Ottimo il ministro socialista che ama ballare, impersonato da Salemme, ispirandosi a Cesare De Michelis ma anche a Bettino Craxi, visto che l’episodio dell’attrice raccomandata in televisione può ricordare il rapporto extraconiugale tra il Presidente del Consiglio e Moana Pozzi. Le colonne portanti del film sono questi tre attori e le loro vicende comiche, anche se la storia che li unisce non è all’altezza delle vecchie situazioni comiche. Le storie giovanilistiche, invece, mancano di freschezza, soprattutto il rapporto burrascoso tra Martina Stella e Giorgio Pasotti (che finisce per morire in un incidente stradale), recitato male e senza un minimo di immedesimazione. Un po’ meglio la storia degli amori contesi che vede impegnati Eugenio Franceschini, Matteo Leoni e Katy Louise Saunders, anche se la trama ricorda molto i fotoromanzi che andavano sempre di moda negli anni Ottanta. Serena Autieri è modesta, così come Paolo Conticini non impersona un bagnino al quale ci si affeziona. Insomma, di personaggi indimenticabili alla Sapore di mare (pensiamo solo alla Selvaggia di Isabella Ferrari) non vediamo neppure l’ombra. Vero è che certe situazioni sono pensate per strizzare l’occhio al pubblico adolescente, quindi possono far presa su certi spettatori, sempre ammesso che gli adolescenti siano un pubblico possibile per questo genere di pellicola. Elemento positivo del film: una perfetta ambientazione negli anni Ottanta, curata nei minimi particolari, dalle divise dei carabinieri agli scompartimenti dei treni, passando per gli stabilimenti balneari, il taglio dei capelli e il modo di vestire. Interessanti alcune citazioni di eventi, pellicole e programmi televisivi del passato, dei quali è bene avere cognizione per apprezzare il film. Un motivo in più per non pensarlo appetibile per gli adolescenti. Pure la colonna sonora non è all’altezza del passato, perché Sapore di mare era un film compenetrato da elementi musicali importanti, al punto di far scoppiare la moda del revival anni Sessanta. Grazie a questo film non credo che nessuno andrà a risentirsi i Ricchi e Poveri. 
Sapore di te è una commedia minimalista, un romanzetto di formazione ai minimi termini, una storia corale di piccoli eventi e amori giovanili. Piacevole, in fondo, ma senza pretese.

Recensione a cura di:
Gordiano Lupi

Gordiano Lupi www.infol.it/lupi


1 commento:

Anonimo ha detto...

Una correzione, in realtà il revival degli anni 60 era già cominciato da un paio di anni con il disco di Ivan Cattaneo 2060: ITALIAN GRAFFIATI (e ancora prima con UP PATRIOTS TO ARM, la canzone, di Battiato). Vero è che grazie a questo film l'interesse arrivò al culmine. CB

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