LA NOTTE DEL MIO PRIMO AMORE (2006)



Regia/Director: Alessandro Pambianco
Soggetto/Subject: Germano Tarricone, Alessandro Pambianco, Rossella Belli, Pierluca Neri
Sceneggiatura/Screenplay: Germano Tarricone, Alessandro Pambianco, Rossella Belli,Pierluca Neri
Interpreti/Actors: Giulia Ruffinelli, Luca Bastianello, Valentina Izumì, Damiano Verrocchi,Cecylia Joanna Moskwa, Lucio Mattioli
Fotografia/Photography: Daniele Baldacci
Musica/Music: Ermanno Giorgetti, Giovanni Giombolini, Bruno Antonio Pierotti, Luca Scota
Costumi/Costume Design: Rosalia Guzzo
Scene/Scene Design: Mariangela Capuano
Montaggio/Editing: Alessandro Corradi Andros
Suono/Sound: Tullio Morganti
Produzione/Production: PARS Film S.r.l.
Distribuzione/Distribution: Mediafilm
censura: 100106 del 08-08-2006
Altri titoli: The Night of My First Love

Chiara, dopo essere stata scaricata dal suo ragazzo a causa dell’eccessiva severità del padre che le ha impedito di uscire, pensa bene di ripagare tutti con un colpo di testa e accetta l’invito di un ragazzo che frequenta la sua palestra, incurante del fatto che nella zona sia in piena attività un serial killer che si accanisce contro giovani ragazzine sue coetanee.
I due si recano in una casa isolata, dove il giovane dà subito prova di non essere quel bravo ragazzo che pensava – prima tenta di convincerla a fare uso di cocaina, quindi tenta di assalirla – e quando s’imbatte con una delle vittime del folle assassino seriale si rende conto del pericolo in cui versa. Riesce in qualche modo a telefonare alla sua migliore amica, Marina e al suo ex, Andrea, che in qualche modo riesco a giungere alla villetta, dove troveranno ad attenderli più di una sorpresa. Pambianco (assistente di Dario Argento per Nonhosonno, 2000) confeziona questo “serial killer movie” all’amatriciana con una verve e un’atmosfera da brutta “fiction” televisiva (e il titolo appare già programmatico, in questo senso) che nella migliore delle ipotesi può provocare un gradevole sonno allo sfortunato spettatore. La tensione è ai minimi storici, gli aspetti orrorifici anche meno e nella sua scarsa durata accade davvero ben poco. Una sceneggiatura parca di sussulti ma prodiga di incongruenze – e di dialoghi irritanti e posticci – si barcamena tra una lunga pausa e la successiva, ancora più lunga, provvedendo a fornire il classico – probabilmente il più classico della storia del cinema, visto che risulta prevedibile fin dalla prima inquadratura che gli viene dedicata – “red herring” e qualche scena che vorrebbe disturbare, ma risulta solo ridicola, oltre che arcinota – tra queste si salva solo quella dell’epilogo. L’uso del suono in presa diretta è un aggravante terribile; e, nella prima parte, Giulia Ruffinelli lo patisce e non poco, salvo poi chiudere la “ciabatta” e dedicarsi ai soliti giochi di sopravvivenza con un minimo di decoro. A salvarsi sono solo l’omicida seriale – forse perché costantemente celato da una ridicola maschera alla “Leatherface” – e la brava Valentina Izumi (per lei anche un piccolo ruolo in Giallo, 2009 di Dario Argento). Il fatto che sia un brutto film può anche essere scusabile, ciò che lo è molto meno è l’atteggiamento di coloro che si gettano in questo genere di produzione senza conoscerne i meccanismi e le regole: l’horror è un genere di forte impatto sia visivo che mentale, dagli intenti sempre reazionari – anche solo a un livello prettamente epidermico – che, per poter funzionare, deve obbligatoriamente rifuggire dall’ipocrisia di confezioni artificiosamente patinate e da situazioni alla “vorrei ma non posso” che trascinano il prodotto nei reami dell’involontariamente – ridicolo.

Recensione a cura di:
Alessandro M. Colombo (c)


Commenti

l'ho visto: filmetto senza grandi pretese!