giovedì 9 gennaio 2014

ENIGMA ROSSO (1978)



Regia/Director: Alberto Negrin
Soggetto/Subject: Miguel de Echarri y Gamundi
Sceneggiatura/Screenplay: Marcello Coscia, Franco Ferrini, Massimo Dallamano, Alberto Negrin, Stefano Ubezio, Peter Berling
Interpreti/Actors: Fabio Testi (commissario Johnny De Salvo), Christine Kauffmann (signora), Ivan Desny (Roccaglio), Jack Taylor, Fausta Avelli (Emilia), Brigitte Wagner (Virginia), Bruno Alessandro, Caroline Ohrmer, Silvia Aguilar, Taide Urruzola
Fotografia/Photography: Carlo Carlini, Alejandro Ulloa
Musica/Music: Riz Ortolani
Costumi/Costume Design: Juan Chamizo
Scene/Scene Design: Santiago Montanon
Montaggio/Editing: Paolo Boccio
Suono/Sound: Bruno Zanoli, José Almaraz
Produzione/Production: Daimo Cinematografica, CCC Filmkunst, Berlin, C.I.P.I. Cinematográfica, Madrid
Distribuzione/Distribution: Italian International Film
censura: 72270 del 12-08-1978

Viene ritrovato il cadavere di un'adolescente morta per dissanguamento in seguito a violenza sessuale inflitta tramite un enorme fallo artificiale. La ragazzina frequentava il prestigioso e casto collegio S. Teresa d'Avila, e da lì partono le indagini del commissario di Salvo.Il collegio appare glaciale e misterioso, e ripetute inquadrature mostrano un ignoto occhio che scruta tutto ciò che vi accade. Durante le indagini all'interno delle mura dell'austero edificio, il commissario viene avvicinato dalla sorellina della vittima, anch'essa alunna del collegio, intenzionata ad aiutarlo a risolvere il caso. Grazie al suo aiuto viene in possesso del diario personale della defunta, all'interno del quale, su varie pagine di giorni precisi, vi è disegnato uno strano gatto stilizzato. Di Salvo, per caso, lo trova, in giro, stampato su un erotico manifesto per strada. Il manifesto lo conduce a un negozio d'abbigliamento, dove presto intuisce che la vittima era invischiata in un giro di prostituzione minorile.
Massimo Dallamano, nel suo cinema, ha spesso toccato il tema dell'innocenza latente nella figura femminile, soprattutto legata al mondo dell'infanzia, in bilico tra innocenza e ambiguità, come ricordano COSA AVETE FATTO A SOLANGE?, LA POLIZIA CHIEDE AIUTO e IL MEDAGLIONE INSANGUINATO, quest'ultimo comunque di impronta decisamente sovrannaturale. ENIGMA ROSSO avrebbe dovuto dirigerlo lui, e infatti compare tra gli sceneggiatori, ma la sua prematura scomparsa non gliene diede occasione. La regia è stata affidata ad Alberto Negrin, regista di film televisivi qui nella sua unica incursione cinematografica. Il film è un classico thriller anni 70, con una serie di omicidi a catena, più o meno fantasiosi, che comunque cercano di colpire lo spettatore secondo i canoni della crudezza di moda all'epoca. L'atmosfera collegiale è abbastanza riuscita, anche se forse meritava più attenzione sul piano dell'estetica. Sono presenti diverse efferatezze, nudi integrali e qualche gioco di inquadratura e di regia niente male, anche se quello che conta in un giallo/thriller è l'intreccio. La storia è infatti ben articolata, non affatto superficiale, e non credo si possa definire un giallo minore, insomma uno di quelli relegati nel vasto labirinto di produzioni semisconosciute, improvvisate e di poco spessore che fiorivano all'epoca sulla scia dei maggiori prodotti dei maestri del genere. Il tema è scottante e d'interesse, e fors'anche attuale. La più giovane tra le protagoniste, una bimba dai capelli rossi, anche se non è lei, ricorda molto la piccola Nicoletta Elmi, frequentatrice di molti thriller e horror di quegli anni, e quasi simbolo di un'innocenza perversa (basti pensare a PROFONDO ROSSO).

Recensione a cura di:
  Francesco Tassara | Crea tu insignia

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