venerdì 3 gennaio 2014

DONNE... BOTTE E BERSAGLIERI (1968)



Regia/Director: Ruggero Deodato
Soggetto/Subject: Mario Amendola, Bruno Corbucci
Sceneggiatura/Screenplay: Mario Amendola, Bruno Corbucci
Interpreti/Actors: Little Tony (Tony), Ferruccio Amendola (Fabrizio), Ira Hagen (Marina), Marisa Merlini (sig.ra Jole), Renzo Montagnani (Luigi), Ugo Fangareggi (Ottavio), Fiorenzo Fiorentini (portiere), Carla Romanelli (Carla), Pinuccio Ardia (Alfredo, il barbiere), Janet Agren (Rika), Mirella Panfili (Bruna), Ettore Geri (Teodoro), Alberto Sorrentino (assistente del barbiere), Barbara Nelli (Silvana), Enrico Montesano (Pecorelli), Franco Giacobini (maresciallo bersaglieri), Carlo Pisacane (vecchio bersagliere in corsa), Cesare Gelli (Ambrogio), Luigi Leoni (regista), Enrico Marciani, Luigi Minopoli, Giovanni Scratuglia [Ivan G. Scratuglia], Bobby Solo (se stesso), Fiammetta Baralla [Beatrice Bensi] (Angela)
Fotografia/Photography: Riccardo Pallottini
Musica/Music: Willy Brezza
Costumi/Costume Design: Marcella De Marchis
Scene/Scene Design: Giorgio Giovannini
Montaggio/Editing: Vincenzo Tomassi
Suono/Sound: Fiorenzo Magli
Produzione/Production: Fida Cinematografica di Amati Edmondo
Distribuzione/Distribution: Fida Cinematografica
censura: 51857 del 25-06-1968

Ruggero Deodato non resterà nella storia del cinema per i primi film (Fenomenal, Donne… botte, Vacanze sulla Costa Smeralda, Gungala, Zenabel, I quattro del Pater Noster) girati tra il 1968 e il 1969, che alternano avventuroso, fumettistico, Tarzan in gonnella, musicarello, comico puro, senza soluzione di continuità. In ogni caso si tratta di materiale di buona qualità, meritevole di studio e sistemazione critica, anche se informe e immaturo.

Nel 1968 il produttore Edmondo Amati chiama Deodato a dirigere una pellicola comico-musicale, dopo una lunga collaborazione con Bruno Corbucci come aiuto regista nei tanti Little Tony movies. Il film s’intitola Donne... botte e bersaglieri, noto anche come Un uomo piange solo per amore, frase prelevata da una canzone di Little Tony. Soggetto e sceneggiatura sono di Mario Amendola e Bruno Corbucci, fotografia di Riccardo Pallottini, scenografia di Giorgio Giovannini e musiche di Willy Brezza. La pellicola è un esempio di film musicale, di gran moda negli anni Sessanta, girato sulla base di canzoni di interpreti famosi come Gianni Morandi e Adriano Celentano. Il meccanismo è collaudato, i produttori sanno di investire su film di cassetta, prodotti con poco sforzo e di sicura resa economica. Si prende l’ultimo successo del cantante di moda e ci si costruisce una storia, più o meno ben strutturata; la trama non ha importanza, basta che funga da contenitore per il repertorio del cantante di turno.
Donne… botte e bersaglieri presenta Little Tony (idolo delle teenager), ma accanto a lui sostengono la parte comica i tre componenti del complesso: Renzo Montagnani, Ferruccio Amendola e Ugo Fangareggi. A un certo punto entra in scena anche un debuttante Enrico Montesano, doppiato in un ridicolo dialetto barese, che si ricorda per una poco riuscita imitazione di Franco Franchi. Le bellezze femminili non mancano, a partire da una sconosciuta diciassettenne di nome Janet Agren, spacciata per finlandese, che comunica in latino con l’imbranato fidanzato Fangareggi. Ira Hagen, Carla Romanelli, Barbara Nelli, Beatrice Bensi sono le altre presenze femminili, a parte la bravissima Marisa Merlini, che interpreta la madre di Little Tony. Luigi Leoni è un esilarante regista gay che mette in burletta autori intellettuali come Visconti e Antonioni, presentato come un isterico omosessuale che disprezza il cinema di genere: “Vai a fare i film con Sergio Tigrone che gira solo per denaro!”, grida. Bobby Solo interpreta se stesso, ma non canta, si limita a dire: “Non c’è più niente da fare”, quando il padre di Little Tony lo scambia per Celentano.
Ruggero Deodato eredita il film da Bruno Corbucci, che lo scrive con Amendola, infatti pare un prodotto più nelle corde dei due autori comici che del futuro Monsieur Cannibal. La storia racconta di quattro giovani che formano un complesso musicale (il pretesto per far cantare Little Tony) ma vengono chiamati a fare il servizio militare. Nonostante i tentativi per evitare la naia finiscono a correre tra i bersaglieri, perché la ragazza di Little Tony è nipote di Lamarmora ed esige che il fidanzato non si sottragga agli obblighi verso la patria. Non mancano buoni spunti comici, merito soprattutto di un travolgente Renzo Montagnani, che recita in toscano, autore di una serie di scherzi da caserma che sembrano anticipare la verve di Amici miei. Tra tutte le gag che imperversano nella pellicola ricordiamo le tagliatelle di gomma e la tazzina di alluminio  rovente. Ugo Fangareggi parla un divertente ciociaro e il leitmotiv della sua interpretazione è la storia d’amore con Janet Agren, che non capisce una parola d’italiano. Ferruccio Amendola, futura voce del Tomas Milian trucido, è un ciclista che arriva sempre ultimo, ribattezzato Gimondi o Bartali dagli amici burloni, che manda avanti una relazione con una fidanzata grassa e fortissima (Bensi).
Il difetto della pellicola è la mancanza di uniformità, le singole gag e le varie sequenze sono tenute insieme dal tenue collante delle canzoni. C’è una storia d’amore a quattro, la principale è quella con protagonista Little Tony e la sua bella, tutto finisce con un bacio e con la canzone Tante prossime volte, dopo una breve crisi coniugale. Molto perbenismo di facciata, come la sequenza anti divorzista che in un film di Deodato stona non poco, viste le sue idee controcorrente e i film che farà in seguito. Un po’ di pubblicità indiretta agli autogrill Pavesi e alle pompe di benzina Shell, forse dovuta per raggiungere un budget adeguato e poter girare il film. Un musicarello comico, in parte riuscito, perché si ride molto, soprattutto nella prima parte e durante le sequenze girate in caserma. Ricordiamo Jimmy il Fenomeno alla visita di leva, scartato per il suo caratteristico tremolio da nevrotico. Divertenti Amendola che si finge cieco, Montagnani nei panni di un pazzo, Fangareggi fumatore incallito e Little Tony con i piedi piatti. Non disprezzabili alcune sequenze prelevate dall’avanspettacolo. La mancanza di una trama solida e di una sceneggiatura ben strutturata fanno di Donne… botte e bersaglieri solo un contenitore di gag e situazioni comico - canore più che un film. In ogni caso è un lavoro che si segue ancora con piacere.
Ruggero Deodato utilizza molti obiettivi nuovi per l’epoca come il grandangolo e il fish-eye, gira alcune canzoni con effetti di colore tendenti al blu, ma regala anche qualche zumata di troppo… Inesperienza, certo, ma il regista mostra anche invenzioni nuove. Little Tony aveva già cantato in mezzo agli hippies in Peggio per me… meglio per te (1967) di Bruno Corbucci, ed era stato proprio Deodato a volere la scena. Pino Farinotti è l’unico a citare l’esistenza del film, a parte Marco Giusti su Stracult e me stesso in Cannibal - Il cinema selvaggio di Ruggero Deodato (Profondo Rosso, 2003). Concede due stelle, più che adeguate. Marco Giusti scrive: “Un film corale, fresco, di gran divertimento. Cast di new entries pazzesco, con Enrico Montesano come barese, la bellissima Janet Agren, ancora intatta per il cinema (è il suo primo film, aveva diciassette anni). Ma ci sono anche Capannelle come vecchio bersagliere, la Merlini. Ovviamente i bersaglieri corrono sempre”.

Recensione a cura di:
Gordiano Lupi

Gordiano Lupi www.infol.it/lupi

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