lunedì 20 gennaio 2014

DON BOSCO (1935)


Regia/Director: Goffredo Alessandrini
Soggetto/Subject: Onorato Castellino, Rufillo Uguccioni
Sceneggiatura/Screenplay: Goffredo Alessandrini, Aldo Vergano, Sergio Amidei
Interpreti/Actors: Gian Paolo Rosmino [Giampaolo Rosmino] (don Giovanni Bosco), Maria Vincenza Stiffi (Margherita, madre di Don Bosco), Roberto Pasetti, Ferdinando Mayer (Giovanni Bosco da ragazzo), Vittorio Vaser, Felice Minotti, Cesare Carini-Gani, Arturo Zan
Fotografia/Photography: Arturo Gallea
Musica/Music: Gian Francesco Malipiero, Giorgio Federico Ghedini, Gian Francesco Malimpiero
Scene/Scene Design: Teonesto De Abate
Montaggio/Editing: Giorgio C. Simonelli
Produzione/Production: Compagnia Italiana Cinematografica Lux
Distribuzione/Distribution: Lux Film
censura: 28879 del 30-04-1935

Torino, metà Ottocento. Il piccolo Giovannino, figlio di contadini, vuole ad ogni costo studiare per elevarsi socialmente, ma non immagina cosa Dio ha in serbo per lui. Egli, infatti, decide di farsi prete, tra mille resistenze della sua famiglia. 

Film alla maniera convenzionale, risulta retorico in alcuni punti e scialbo. La pedagogia assomiglia più a quella fascista, che non a quella salesiana. Di gran lunga migliore il film fascista “L’uomo della croce”del 1943, girato da Roberto Rossellini. La stessa Torino, del resto, assomiglia molto più a quella degli Anni Venti che non a quella reale, nella quale Don Bosco svolse il suo apostolato. 
Fu girato in occasione della Santificazione di Giovanni Bosco, ma le aspettative- anche sacrali- vengono disattese. 
L’attore che interpreta, senza infamia e senza lode, Don Bosco è Gian Paolo Rosmino, caratterista secondario, qui in veste di protagonista. La regia è di Goffredo Alessandrini, di provata fede fascista- tanto da vincere la Coppa Mussolini – che fu poi convivente della Magnani, vero divo degli Anni Trenta e Quaranta. I dialoghi assomigliano a quelli del Duce : “Per portare la parola di Cristo servono giovani audaci”.
Siamo nell’età della guerra d’Etiopia e i missionari della Patagonia ricordano più i nostri soldati mandati lì, che non apostoli della Chiesa. 
Un bel film di propaganda, non certo di fede. Peccato, perché la Lux Film farà autentici capolavori sia di Cristianità, che di Laicità. 

Recensione a cura di:

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