lunedì 30 dicembre 2013

THUNDER (1983)



Regia/Director: Fabrizio De Angelis [Larry Ludman]
Soggetto/Subject: Dardano Sacchetti [David Jr. Parker]
Sceneggiatura/Screenplay: Dardano Sacchetti [David Jr. Parker], Fabrizio De Angelis [Larry Ludman]
Interpreti/Actors: Marco Di Gregorio [Mark Gregory] (Thunder, indiano), Bo Svenson (sceriffo), Raymund Harmstorf (vice sceriffo), Valeria Ross (Sheila), Giovanni Vettorazzo (Thomas), Richard Harley, Slim Smith, Nazzareno Zamperla, Goffredo Unger, Ennio Brizzolari, Sergio Smacchi, Michele Mirabella, Paolo Malco (giornalista), Antonio Sabato (operaio)
Fotografia/Photography: Sergio Salvati
Musica/Music: Francesco De Masi
Costumi/Costume Design: Massimo Lentini
Scene/Scene Design: Massimo Lentini
Montaggio/Editing: Eugenio Alabiso
Suono/Sound: Gianni Zampagni
Produzione/Production: European International Films
Distribuzione/Distribution: Fulvia Film
censura: 79324 del 10-11-1983
Altri titoli: Thunder, Thunder, Tonnerre

Siamo all’alba dei mitici anni ’80 quando Enzo Girolami, ovviamente più conosciuto come Enzo G. Castellari, scopre Marco Di Gregorio in una palestra romana di periferia. Si tratta di un ragazzone di bella presenza che però non ha mai visto una macchina da presa né ha mai letto un copione cinematografico in vita sua. Castellari ci scommette sopra e come spesso accade vince forte. I guerrieri del Bronx, prima e Fuga dal Bronx, dopo lo fanno diventare un eroe della cinematografia di genere italiana. Il produttore di queste pellicole è Fabrizio De Angelis il quale, a forza di vedere Enzo sul set, si appropria rapidamente dei trucchi del mestiere e decide di mettersi dietro la macchina da presa per dirigere Thunder.
Il film è, in sintesi, una rilettura di Rambo dove al posto del reduce del Vietnam interpretato da Silvester Stallone, c’è un indiano il quale, di ritorno a sua volta dalla “guerra maledetta”, trova la sua terra violentata da un gruppo di affaristi che, con l’appoggio di una banca, sta costruendo un centro commerciale sul vecchio cimitero indiano espropriato senza troppo badare alle regole. Il ragazzone prova a far valere i suoi diritti con le buone ma viene offeso, percosso e insultato dalla polizia locale che lo accompagna al confine diffidandolo dal rimettere piede in città. Thunder non ci sta e questa volta viene picchiato selvaggiamente da un gruppo di operai (guidati da uno spietato Antonio Sabato - Thomas) le cui malefatte vengono coperte da un poliziotto, Rusty, interpretato egregiamente da Raimund Harmstorf. Anche la bella fidanzata di Thunder, la quale gestisce una pompa di benzina, viene coinvolta nella piccola faida locale la cui prima vittima è un vecchio indiano il quale muore tra le fiamme di un incendio doloso provocato dal perfido Thomas. A questo punto la guerra è totale. Thunder deve lottare non solo per far valere i suoi diritti allegramente calpestati ma anche per liberare la sua fidanzata che nel frattempo è stata rapita e per la sua vita sulla quale pende una bella taglia. Lo scontro si consuma in una scenografia davvero speciale che De Angelis riesce a riportare assai efficacemente sullo schermo. Canyon, laghi, deserto e boschi sono lo scenario ideale per una caccia all’uomo guidata da uno strepitoso Bo Svenson che interpreta uno sceriffo incazzato per quanto sta accadendo e per la piega che l’intera faccenda sta prendendo. Dopo scontri ed agguati di ogni genere e senza esclusione di colpi, il ragazzo indiano riesce a liberare Sheela, la sua donna e a bordo di un gigantesco buldozer fa ritorno in città dove semina distruzione. Le sue gesta, raccontate da Michele Mirabella nei panni di Corvo Danzante, un conduttore radiofonico di origini (manco a dirlo) indiane, diventano di dominio pubblico e tutti iniziano a fare il tifo per Thunder. Il finale non è niente male: un poliziotto al quale Thunder aveva risparmiato la vita, aiuta il ragazzo ribelle a dileguarsi facendo credere che sia rimasto vittima dell’incendio che lui stesso aveva appiccato alla banca.
Dardano Sacchetti, sceneggiatore assieme a De Angelis del film in oggetto, ancora una volta è stato capace di tirare fuori dal cilindro una storia avvincente che nulla ha da invidiare ai fortunatissimi plot d’oltre oceano. La storia di questo ragazzo che lotta per i suoi diritti infranti da un mondo senza scrupoli non è certo meno credibile di quella del reduce che deve lottare contro i fantasmi del passato del Vietnam. Le scenografie americane sono senza dubbio di aiuto ed il lavoro di regia di De Angelis, che qui si firma Larry Ludman, non è poi così male. Il cast è senza dubbio credibile, ben azzeccati gli accostamenti tra le facce e i caratteri  dei protagonisti. Ottima la colonna sonora del maestro Francesco de Masi, uno che sul film di genere ha sempre avuto pochi rivali alla sua altezza, che aiuta energicamente le scene d’azione a prendere un colore ed una forma assai coinvolgente. Credibili anche gli effetti speciali del grandissimo Corridori che qui ha avuto un gran bel da fare, mentre il montaggio, forse, è un po’ troppo scolaresco. 
Cosa dire di questo film che non risulti troppo banale? Forse che spesso noi italiani siamo i maggiori avversari di noi stessi. Sempre capaci di sputare giudizi quasi mai lusinghieri sul lavoro di professionisti il cui unico torto è quello di non essere nati in America. Una sequenza come quella del salvataggio di Thunder verso il poliziotto che sta cadendo nel vuoto è da incorniciare e andrebbe fatta vedere a chi ama il cinema d’azione. Sottolineata da una musica potente, eroica e con un filo di malinconia, per me rimane l’immagine più bella di tutto il film: una sorta di western in chiave moderna dove però rimangono i clichè del genere: dove il cattivo è veramente cattivo ed il buono lotta per difendere i suoi diritti e quelli dei più deboli; dove l’azione ha spesso la meglio sul dialogo; dove alla fine tra il bene e il male, nonostante tutto, il bene ha la meglio anche se con un retrogusto amaro. Se penso che queste pellicole raramente riuscivano a raggiungere le sale cinematografiche se non durante il periodo estivo e contemporaneamente leggo i titoli che giravano durante il resto dell’anno, mi domando come certa gente abbia potuto commettere errori così grossolani. La soddisfazione però viene dal fatto che mentre quei titoli allora osannati sono caduti drammaticamente nel dimenticatoio, attorno a Thunder e alla cinematografia di genere, cui Thunder appartiene, è nato un vero e proprio culto. La sua colonna sonora, ad esempio, è alla terza ristampa ed ancora oggi migliaia di “ex-ragazzi”, sanno perfettamente chi sia Marco Di Gregorio o Giancarlo Prete o Enzo G. Castellari, mentre pochissimi ricordano Ballando Ballando…

Recensione a cura di:
Filippo de Masi | Crea il tuo badge

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