giovedì 12 dicembre 2013

SMILE - LA MORTE HA UN OBIETTIVO (2009)



Regia/Director: Francesco Gasperoni
Soggetto/Subject: Francesco Gasperoni
Sceneggiatura/Screenplay: Francesco Gasperoni
Interpreti/Actors: Armand Assante (Tollinger), Robert Jr Capelli (Paul), Harriet MacMasters-Green (Clarissa), Antonio Cupo (Tommy), Manuela Zanier (Angelica), Giorgia Massetti (Jameela), Tara Haggiag (Geneva), Mourad Zaoui (Rashid)
Fotografia/Photography: Giovanni Battista Marras
Musica/Music: Federico Landini
Costumi/Costume Design: Susanna Ferrando
Montaggio/Editing: Francesco Loffredo
Suono/Sound: Gianluigi Fulvio
Produzione/Production: Moviemaker S.r.l., Cinecittà Luce S.p.A., Marocco Movie Group, Scuola Arti e Mestieri del Cinema di Casablanca
Distribuzione/Distribution: Cinecittà Luce
Vendite all'estero/Sales abroad: Happy Valley Films
censura: 102862 del 25-08-2009

Comitiva di giovani turisti in vacanza tra i monti dell’Atlante vengono messi in pericolo di vita da una macchina fotografica su cui pesa la maledizione del suo proprietario, quando la usò per fotografare il cadavere di una ragazzina massacrata da un maniaco. Nella loro fuga, attraverso boschi e deserto, il gruppo si assottiglia mano a mano che la maledizione sortisce i suoi effetti, mentre la condizione estrema finisce per portare a galla il lato peggiore di ognuno. Come sfuggire a tale destino?
Un metodo c’è; anche se il classico colpo di coda è in agguato nel sottofinale di prammatica. Francesco Gasperoni è un giovane cineasta italiano al suo esordio (cui darà seguito con il “thriller” Parking Lot, 2011) che ha di certo fatto propria la lezione del “horror” più recente in cui si mescolano inestricabilmente elementi fantastici a “topoi” caratteristici dello “slasher” (viene subito alla mente Shadow, 2010 di Federico Zampaglione); ma che purtroppo si disperde in una narrazione non sempre coerente, condita da alcuni personaggi alquanto improbabili, e, inoltre, latita del giusto coraggio quando si tratta di colpire allo stomaco lo spettatore. Se la vicenda scivola via insipida e non particolarmente memorabile (anche se la trovata della macchina fotografica è tutt’altro che disprezzabile), va detto che trova una buona comitiva d’interpreti – il che nelle ultime produzioni cinematografiche italiane è tutt’altro che scontato – per lo più capaci di fornire interpretazioni di buono spessore, in grado di dare accettabilità a dei personaggi stereotipati e, come già detto, non sempre credibili. Fra questi, al di là di un sinistro, ma poco presente Armand Assante (Jack the Ripper / La vera storia di Jack lo squartatore, 1988 di David Wickes), vale la pena menzionare l’esordiente Manuela Zanier e la protagonista Harriet MacMasters Green (C’è chi dice no, 2011 di Giambattista Avellino). Sicuramente, la sua qualità migliore risiede nell’impeccabile fotografia confezionata da Gianni Marras (i cui inizi come assistente operatore lo hanno visto impegnato in pellicole come Malabimba, 1979 di Andrea Bianchi e Giallo a Venezia, 1979 di Mario Landi), capace di immergere in un panorama quasi idilliaco e trasognato una storia oscura e tragica centrando appieno delle atmosfere, a tratti claustrofobiche e in altri agorafobiche, cariche di un evidente senso di minaccia. Pur rimanendo lontani dai fasti del nostro cinema di paura, rimane pur sempre una prova accettabile, soprattutto in virtù dell’essere opera di un esordiente.

Recensione a cura di:

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