lunedì 9 dicembre 2013

L’ASSASSINO HA RISERVATO NOVE POLTRONE (1974)



Regia/Director: Giuseppe Bennati
Soggetto/Subject: Biagio Proietti, Paolo Levi, Giuseppe Bennati
Sceneggiatura/Screenplay: Biagio Proietti, Paolo Levi, Giuseppe Bennati
Interpreti/Actors: Rosanna Schiaffino (Vivian), Chris Avram [Christea Avram] (Patrick Davenant), Eva Czemerys [Eva Cemerys] (Rebecca, sua sorella), Lucretia Love (Doris), Paola Senatore (Lynn), Gaetano Russo (sir Hamilton, l'uomo col guru), Andrea Scotti (Albert, marito di Vivian), Renato Rossini [Howard Ross] (Russen), Janet Agren (Kim), Edoardo Filippone (Duncan Foster)
Fotografia/Photography: Giuseppe Aquari
Musica/Music: Carlo Savina
Costumi/Costume Design: Vincenzo Eusepi
Scene/Scene Design: Mario Chiari
Montaggio/Editing: Luciano Anconetani
Suono/Sound: Manlio Magara
Produzione/Production: Cinenove
Distribuzione/Distribution: Overseas Film Company
censura: 64565 del 08-05-1974

Patrick invita un gruppo di amici (che tanto amici non sono) a visitare un teatro all’interno della sua villa, che per qualche ragione tiene sempre chiuso. Ben presto le porte si riveleranno sbarrate, il telefono isolato e un assassino mascherato inizierà a mietere vittime nel gruppo.
Girato nel 1974 da Giuseppe Bennati (La mina, Congo vivo) questa pellicola è forse tra i peggiori film italiani del filone giallo/thriller. Non funziona nulla, dalla regia sciatta e priva di ritmo alla sceneggiatura approssimativa (il finale è da galera) dai personaggi credibili come la laurea albanese di Renzo Bossi al killer feroce come un tweet di Flavia Vento. Senza contare la recitazione dimenticabilissima, i dialoghi insopportabili (che occupano TUTTA la prima mezz’ora di film) e la musica mediocre e mal inserita nelle scene. Non è neanche valorizzata la potenzialmente bella ambientazione teatrale, che avrebbe potuto dare al tutto un tono molto diverso (come avrebbe fatto, più di un decennio dopo, Deliria di Soavi) e certo non basta qualche tetta al vento e due insensati inserimenti di monologhi shakespeariani per salvare una pellicola insalvabile. Dopo questo film, Bennati ha abbandonato il mondo del cinema, consapevole forse che il thriller di moda all’epoca non era il suo genere. In definitiva, un film da evitare, se non si è davvero alla ricerca di film “scomparsi”.

Recensione a cura di:

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