domenica 8 dicembre 2013

LA LEGGE VIOLENTA DELLA SQUADRA ANTICRIMINE (1976)



Regia/Director: Stelvio Massi
Soggetto/Subject: Lucio De Caro
Sceneggiatura/Screenplay: Lucio De Caro, Piero Poggio, Maurizio Mengoni, Dardano Sacchetti
Interpreti/Actors: John Saxon (commissario Jacovella), Lee J. Cobb (Dante Ragusa, il boss), Renzo Palmer (Maselli, direttore del giornale), Lino Capolicchio (Antonio Blasi), Rosanna Fratello (Nadia, la ragazza), Thomas Hunter (agente Turini), Antonella Lualdi (Anna Jacovella), Giacomo Piperno (Giordani, il giornalista), Alfredo Zammi (Pasquale "Nino" Ragusa), Pasquale Basile (Nicola, domestico di Ragusa), Francesco D'Adda (operatore radio), Renato Basso Bondini, Guido Celano (padre di Antonio)
Fotografia/Photography: Mario Vulpiani
Musica/Music: Piero Pintucci
Costumi/Costume Design: Carlo Leva
Scene/Scene Design: Carlo Leva
Montaggio/Editing: Mauro Bonanni
Suono/Sound: Roberto Alberghini
Produzione/Production: P.A.C. - Produzioni Atlas Consorziate
Distribuzione/Distribution: P.A.C.
censura: 68347 del 14-04-1976

Il potente quanto intoccabile boss locale, Dante Ragusa (Lee J. Cobb), si trova nei guai quando la borsa che contiene diversi documenti scottanti, tra cui la lettera di  un ministro, finisce nelle mani di un giovane rapinatore, Antonio Blasi (Lino Capolicchio), in fuga solitaria dopo aver partecipato ad una rapina finita male. Sotto gli occhi della sua ragazza (Rosanna Fratello), del commissario Jacovella (John Saxon) e del direttore di giornale Maselli (Renzo Palmer), Blasi finirà ucciso da un cecchino del boss, ma la lettera, arrivata comunque a destinazione, farà scattare le manette per il malavitoso.
Da un soggetto di Lucio De Caro con il quale in quello stesso anno, il 1976, realizzerà anche ‘Mark colpisce ancora’, Stelvio Massi confeziona un poliziesco anomalo, per ambientazione e per le tematiche trattate. Va inoltre dato atto al regista marchigiano di essere riuscito a calarsi alla perfezione nei meandri di una città tentacolare, Bari, ottimamente fotografata da Mario Vulpiani, e in quelli di una redazione di giornale, La Gazzetta del Mezzogiorno, che, attraverso la cronaca, ne racconta i fatti e i personaggi. 
Dopo un avvio in sordina, il film ben presto acquista in tensione e riesce ad attestarsi su livelli decisamente interessanti. Con Renzo Palmer, bravo a dare spessore al personaggio del direttore di giornale e con John Saxon efficace nel ruolo del commissario dai metodi spicci, Massi, ed è qui l'anomalia, spezza la linearità del poliziesco classico in cui la vicenda normalmente si svolge come un regolamento di conti tra la polizia e i criminali di turno e porta Palmer al centro dell’azione: le scintille con il commissario Jacovella, di cui non ne condivide metodi e sistemi, i tentativi di mediazione con Blasi, il pedinamento e il tentativo di omicidio subiti, marchiano a fuoco un personaggio raramente così approfondito in altri polizieschi. 
Ulteriore elemento di forza è la presenza di diverse sotto tematiche: le motivazioni che spingono un giovane a compiere un gesto criminale e il rapporti che ne scaturiscono con la donna che ama e che deve sposare; i legami di sangue ma anche di odio e disprezzo reciproco fra due fratelli malavitosi – e sarà proprio il fratello del boss, l’inetto Pasquale Ragusa (Alfredo Zammi), a farsi fregare l’auto e la preziosa borsa, innescando così la serie di eventi che porteranno alla sua uccisione prima e all'incriminazione del fratello poi; il tema abusato del fin dove arrivino i diritti e doveri di un commissario di polizia nell’esercizio delle sue funzioni – con Jacovella che dopo aver freddato Pasquale Ragusa partecipa ai suoi funerali sfidando apertamente il boss che non riesce a incastrare – e che qui finisce per legarsi a doppio filo con il tema, meno scontato, di dove possa spingersi il diritto di cronaca senza strumentalizzare l’opinione pubblica, senza stroncare carriere o addirittura intralciare le indagini delle polizia (Maselli pubblica sulla Gazzetta il nome del ricercato Blasi senza metterne al corrente Jacovella)… 
Insomma, ‘La legge violenta della squadra anticrimine’ non è proprio un film sulla violenza, come  sembra evocare il titolo, quanto piuttosto un film sulle diverse forme di potere che entrano in gioco, e in conflitto, fra di loro: potere malavitoso, potere mediatico, potere delle forze dell’ordine e se vogliamo, potere dell’amore che lega e tiene insieme una coppia anche negli errori della vita sono fattori che si compenetrano su livelli differenti, dando profondità e spessore a personaggi e ad un canovaccio con una forte identità di base. Intendiamoci, siamo ben distanti dalle ambizioni ad esempio di un Petri, ma è innegabile questa capacità di Massi che senza avvitarsi in operazioni fuori dalla sua portata, anzi al contrario mantenendo il tutto ben piantato a terra, come Don Siegel insegna, riesce nell’intento di spostare l’attenzione dello spettatore su livelli differenti e a coinvolgerlo attraverso gli occhi e le vicende dei vari personaggi, senza perdere di vista l’obiettivo finale che resta ed è sempre quello di consegnare al pubblico un prodotto credibile, oltre che godibile.
A dirla tutta, gli elementi di debolezza non mancano, a cominciare dalla poco convincente interpretazione di Rosanna Fratello, che qui interpreta Nadia, e da qualche buco di troppo nella sceneggiatura (ad esempio, mentre tutti danno la caccia ad Antonio Blasi nessuno si preoccupa di seguire la sua ragazza che viene e va a suo piacimento dal suo nascondiglio), ma tirate le somme, in conclusione, ci sentiamo di dare al film un giudizio ampiamente positivo.

Recensione a cura di:

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