domenica 29 dicembre 2013

COMIZI D'AMORE (1964)



Regia/Director: Pier Paolo Pasolini
Soggetto/Subject: Pier Paolo Pasolini
Sceneggiatura/Screenplay: Pier Paolo Pasolini
Interpreti/Actors: Pier Paolo Pasolini (se stesso), Alberto Moravia (se stesso), Cesare Musatti (se stesso), Giuseppe Ungaretti (se stesso), Camilla Cederna (se stesso), Adele Cambria (se stesso), Oriana Fallaci (se stesso), Antonella Lualdi (attrice), Graziella Granata (attrice), Ignazio Buttitta, Peppino Di Capri (cantante), Graziella Chiarcossi (sposa)
Fotografia/Photography: Mario Bernardo, Tonino Delli Colli
Montaggio/Editing: Nino Baragli
Suono/Sound: Oscar De Arcangelis, Carlo Ramundo
Produzione/Production: Arco Film (1960)
Distribuzione/Distribution: Titanus
censura: 42787 del 18-04-1964
Altri titoli: Enquête sur la sexualité, Der Gastmahl der Liebe

Dopo aver girato "Mamma Roma" nel 1962 Pier Paolo Pasolini cominciò a pensare ad un film su Gesù e il Vangelo di Matteo. Maturò questa idea per due anni, consolidando la sua preparazione registica con altre opere, cercando i set in più luoghi e approfondendone la sceneggiatura.
Tra il 1962 e 1964 diresse "La ricotta", parte del film a episodi "Rogopag" (titolo tratto dai nomi dei registi che vi parteciparono: Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti), in seguito intitolato "Laviamoci il cervello" e preparò "La rabbia", film di montaggio di immagini televise relative ad avvenimenti politici e sociali dell'epoca, contestato e segnato dall'insuccesso commerciale.
Tra l'agosto e settembre 1963 girò "Comizi d'amore", uscito nelle sale nel 1964.
Pasolini vuole qui sviluppare il tema del sesso, dell'amore, della prostituzione, della omossesualità, del divorzio (il referendum si svolgerà  11 anni dopo, nel 1974) e della gelosia indagando quella sfera così piena di tabù, di religiosità punitiva e di luoghi comuni.
Lo fa con lo strumento che, con la scrittura, predilige: il cinema.
Lo compone di interviste dirette alla gente che incontra e lo veste alla stregua di film inchiesta.
Partecipa la gente del nord e la gente del sud. Si avvicina, invita, coinvolge per essere, come suo costume, in mezzo a loro, tra le loro paure, emozioni, incertezze, insicurezze e gioie.
Pasolini intervistatore, ma anche confidente, ammaliatore, forza polemica o accondiscendente.
Si trova a suo agio nel set dell'Italia del 1963, con gli operai del nord industriale o i contadini del sud agricolo, tra i cittadini di Milano e Palermo, i calciatori della squadra di football del Bologna o i bagnanti delle spiagge adriatiche. Partecipano da intervistati anche il poeta Ungaretti, l'attrice Antonella Lualdi, le scrittrici Camilla Cederna e Oriana Fallaci per dare un tono intellettuale al lavoro.
A complemento ci sono anche gli interventi, da esperti, di due famosi intellettuali di valore che conoscono bene l'argomento: lo scrittore Alberto Moravia e lo psicologo Dr. Musatti.
La mdp è in soggettiva, quasi sempre, sugli intervistati per gran parte del tempo; il maestro si mette ai bordi dell'inquadratura, come uno spettatore, presente, sempre attivo, ma non protagonista.
Gli attori sono, infatti, le persone, i loro visi, le loro dichiarazioni, i loro atteggiamenti, i loro ammiccamenti o il loro fastidio. Gente più o meno semplice, non avvezza all'occhio che la incalza, la insegue, la inquadra senza scampo, per sempre, a memoria di chi, in ogni tempo a venire, li rivedrà e li giudicherà.
Il cinema di Pasolini è, per sua peculiarietà, costruito sui primi piani persistenti degli attori. Qui scava, cerca, nell'immagine  del viso, l'anima, il profondo come novello Mefistofele alle prese con migliaia di Faust.
Gli intervistati, così filtrati dalla ripresa, spesso, sono parlatori superficiali, conformisti e, talvolta,  poco attendibili, quasi mai si lasciano andare alla passione e alla verità. Il risultato è sconfortante. Anche il regista ammetterà la parziale valenza dell'indagine,ma si conforterà per aver ottenuto un documento denso di spunti per la critica e la discussione.
Da " come nascono i bambini", alla "prima volta", alla discussione sulla "prostituzione" e legge Merlin, alla "omossessualità" e giudizio sui cosiddetti invertiti, fino al "divorzio", Pasolini verifica il comune senso, la morale, il buon costume.
Il sesso e l'amore come colpa invece che come gioia, proprio come la chiesa cattolica desiderava che fosse.
E' l'Italia del boom economico, iniziato negli anni '50, che tradirà le aspettative di crescita non solo economica (già si parla di congiuntura), ma anche culturale.  La nuova società industriale si trascina dietro i tabù e le catene della religione di stato dell'arcaica orgnizzazione contadina.
Le organizzazioni politico/sociali non capiscono e i mono,bi,tri,quadri e pentapartiti che si succedono malgovernano e sono ostacolo e non progresso.
Il documento inchiesta di Pasolini non si occupa solo di morale, ma esplora, pur in superficie, l'Italia che non riesce o non sa emanciparsi e che, dopo qualche anno, farà esplodere le sue contraddizioni nel '68 e negli anni di piombo. 
Il film documentario, nato per esplorare i luoghi del sud dove girare il Vangelo, finisce per essere un documento importante per noi, oggi, per capire quell'Italia; il microfono e la mdp registrano quel viaggio per capitoli alla scoperta del mondo del come eravamo e del come siamo diventati.
La grande prova di Pasolini è stata quella di far venire allo scoperto, con curiosità, le sfumature misteriose, colpevoli, peccatrici di quella arcaica-borghese-fintoreligiosa comunità.
E, a complemento, egli pone la domanda che non trova risposta:"Ma davvero agli uomini interessa qualcos'altro che vivere?".
Il film si chiude con la scena più vera, ma per assurdo ricostruita fintamente per il film, del matrimonio tra Tonino e Graziella a Roma dove risalta il giudizio finale del regista che prende atto delle difficoltà del cambiamento, ma si aggrappa alla tradizione.
"Al vostro amore si aggiunga la coscienza del vostro amore" è il liberatorio augurio finale nella speranza che la rappresentazione della conoscenza e della verità liberi Faust dall'oblio e dall'inferno.

Recensione a cura di:
Dino Marin | Crea il tuo badge

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