mercoledì 20 novembre 2013

IL ROSSO E IL BLU (2012)


Regia/Director: Giuseppe Piccioni
Soggetto/Subject: Giuseppe Piccioni, Marco Lodoli, Francesca Manieri, da "Il rosso e il blu" di M.Lodoli
Sceneggiatura/Screenplay: Giuseppe Piccioni, Francesca Manieri
Interpreti/Actors: Margherita Buy (preside Giuliana), Riccardo Scamarcio (prof. Giovanni Prezioso), Roberto Herlitzka (prof. Fiorito), Lucia Mascino (Elena Togani), Davide Giordano (Brugnoli), Nina Torresi (Melania), Silvia D'Amico (Angela Mordini), Elena Lietti, Ionut Paun (Adam), Gene Gnocchi (compagno di Giuliana), Alexandru Marian Binde, Maria Teresa Di Gennaro, Roberto Brunetti
Fotografia/Photography: Roberto Cimatti
Musica/Music: Ratchev & Carratello
Costumi/Costume Design: Loredana Buscemi
Scene/Scene Design: Ludovica Ferrario
Suono/Sound: Gianluca Costamagna
Montaggio/Editing: Esmeralda Calabria
Produzione/Production: Bianca Film, Rai Cinema, Cinecittà Studios
Distribuzione/Distribution: Teodora Film, Spazio Cinema
Vendite all'estero/Sales abroad: Rai Trade
censura: 106280 del 11-06-2012
Premi: David di Donatello - nomination Miglior Attore Protagonista a Roberto Herlitzka. Nastri d’argento - nomination Miglior Produttore a Donatella Botti: nomination Miglior Sceneggiatura a Piccioni e Manieri. Ciak d’oro - Alice Giovani a Giuseppe Piccioni. Bif&st - Premio Vittorio Gassman per il Miglior Attore Protagonista a Roberto Herlitzka.

Il cinema italiano non è soltanto Checco Zalone e Paolino Ruffini, per fortuna, non è solo television-movie, non presenta solo imbarazzanti remake di successi del passato (Il vedovo). Ci sono ancora registi capaci di scrivere storie per il grande schermo ben calate nella realtà, come Giuseppe Piccioni (1953), autore di una manciata di pellicole che vanno da Il grande Blek (1987) a Il rosso e il blu (2012) nelle quali è difficile imbattersi in una caduta di stile. Fuori dal mondo (1998) e Chiedi la luna (1990) sono due tra i suoi lavori più convincenti, ma anche Giulia non esce la sera (2009), interpretato dai bravi Mastandrea e Golino, non è da sottovalutare. Piccioni è un regista che racconta piccole storie quotidiane, spesso premiato da critica e festival, ma non abituato ai grandi incassi e al successo popolare.



Il rosso e il blu è una pellicola che riconcilia con l'asfittico cinema italiano contemporaneo, un lavoro onesto basato su un soggetto di Marco Lodoli, sceneggiato a dovere dal regista e da Francesca Manieri, girato con mestiere e interpretato da tre ottimi attori come Margherita Buy (la preside), Riccardo Scamarcio (il supplente d'italiano) e Roberto Herlitzka (il vecchio professore di storia dell'arte). A parte Gene Gnocchi, che non è il massimo come compagno della preside, convincono anche i giovani attori nelle vesti di studenti. 
La storia racconta in maniera credibile un anno scolastico di un liceo romano diretto da una giovane preside nevrotica (Buy) che prende sotto la sua ala protettrice un ragazzino con gravi problemi familiari. Nel liceo c'è anche un anziano professore di storia dell'arte (Herlitzka), deluso da tutto e da tutti, che si lascia vivere e disprezza i ragazzi, non sforzandosi neppure di capirli. Sarà una vecchia studentessa a far rifiorire in lui l'amore per la scuola e la gioia di fare lezione, anche se il suo destino è segnato da un male incurabile. Un giovane supplente d'italiano (Scamarcio), invece, cerca di calarsi nel mondo dei ragazzi ma con quanti tentativi faccia non riesce a capire certi atteggiamenti, soprattutto la personalità di una ragazzina che tenta di portare sulla retta via. 
Il rosso e il blu è una commedia, proprio perché racconta la vita con i suoi alti e bassi, non fornisce spiegazioni stereotipate né si abbandona ai luoghi comuni, ma cerca di andare oltre le ovvietà da fiction televisiva. Piccioni ricostruisce molto bene l'ambiente scolastico e il mondo degli adolescenti, quasi come Francesco Bruni nel riuscito Scialla. Presenta i fatti, espone gli eventi, senza dare spiegazioni, senza mai forzare la mano sul facile pietismo o su un eccessivo romanticismo. I personaggi non sono stereotipati, vanno oltre la macchietta del vecchio professore disilluso, del giovane supplente pieno di buona volontà e della preside alle prese con problemi più grandi di lei. Il finale aperto, quasi pasoliniano, con l'ultima campanella che suona per sottolineare il distacco definitivo tra il giovane docente e i suoi alunni, è uno dei momenti più riusciti del film. Ottime diverse parti oniriche e intensi flashback sul passato e sulla vita dei protagonisti. Una pellicola incoraggiante per il povero cinema italiano.

Recensione a cura di:

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