martedì 12 novembre 2013

GENITORI IN BLUE JEANS (1960)



Regia/Director: Camillo Mastrocinque
Soggetto/Subject: Oreste Biancoli
Sceneggiatura/Screenplay: Oreste Biancoli, Vincenzo Talarico, Sergio Velitti, Dino Verde
Interpreti/Actors: Peppino De Filippo (Peppino), Ugo Tognazzi (Renzino), Scilla Gabel (Colette), Franco Fabrizi (Gianni), Lynn Shaw (Margaret), Corrado Pani (Giorgetto), Cathia Caro (Marisa), Alberto Talegalli (Achille), Irene Tunc (Clara), Hélène Chanel (Nuri), Lidia Martora Maresca [Lidia Martora] (Lisa), Giuseppe Porelli (Roberto), Lia Zoppelli (Wanda), Tiberio Murgia (brigadiere), Giulio Girola (avvocato divorzista), Giulio Calì (tassista), Marisa Ancelli (Denise), Graziella Tolusso (francesina), Ignazio Dolce, Sylva Koscina (Elena), Mario Carotenuto (Mario), Alberto Plebani (marchese), Nino Musco (finto impiegato al fisco), Gianni Partanna (segretario della galleria d'arte)
Fotografia/Photography: Alvaro Mancori
Musica/Music: Piero Umiliani
Costumi/Costume Design: Lucia Mirisola
Montaggio/Editing: Roberto Cinquini
Suono/Sound: Leopoldo Rosi
Produzione/Production: Donati e Carpentieri
Distribuzione/Distribution: U.N.I.D.I.S
censura: 31185 del 02-02-1960
Altri titoli: Die Halbstarken Eltern

Genitori in blue-jeans di Camillo Mastrocinque è una commedia all’italiana scanzonata che mette in primo piano il rapporto figli - genitori e approfondisce un bisogno di maturità, spesso non abbastanza sentito. Un film brillante che non gode buona critica, perché anticipa le commedie sexy anni Settanta, piuttosto spinto sul versante erotico per alcune sequenze girate a Sabaudia e diversi arditi approcci casalinghi. La musica di Piero Umiliani e le canzoni di Tony Del Monaco fanno da sfondo a una storia che vede protagonisti due amici in vacanza a Parigi. Peppino De Filippo è un sarto avaro che non vuol saperne di sposare una donna che lo corteggia con insistenza, ma a Parigi perde la testa per una bella americana. Mario Carotenuto è il marito fedifrago di una ricca proprietaria di una boutique che se la fa con una spogliarellista, ma quando viene scoperto si riappacifica con la moglie perché non può fare a meno dei suoi soldi. Tiberio Murgia è un poliziotto integerrimo che coglie in flagrante le coppie clandestine quando si appartano in auto. Ugo Tognazzi è un padre severo con la figlia, costretta a studiare dalle suore, ma in privato manda avanti una relazione fissa, passa da una conquista all’altra e non si scompone se deve corteggiare una sedicenne. Scilla Gabel, Lynn Shaw e Sylva Koscina conferiscono un tocco di sensualità alla pellicola, si spogliano abbastanza, coperte (ma non troppo) da ammiccanti babydoll di pizzo nero, sensuali completi di biancheria intima e audaci bikini. Molte riprese sono davvero ginecologiche e approfittano di situazioni create ad arte per esibire grazie discinte. In alcune sequenze assistiamo a un’interessante commistione di generi con i sexy mondo di notte che fanno capolino, tra spogliarelli ed esibizioni nei locali notturni di Parigi e Roma. La pochade di Feydeau è il genere teatrale più vicino a un film che procede a forza di qui pro quo, malintesi, amanti nascoste e scambi di persone. Il regista cita due film di successo come Gioventù bruciata (1955) di Nicholas Ray e A qualcuno piace caldo (1959) di Billy Wilder grazie a un paio di dialoghi dei protagonisti. Alberto Telegalli è l’amico ironico che fa scherzi feroci a tutti, spesso anche di pessimo gusto, mettendo in scena persino la sua morte, ma è l’animatore del gruppo. Franco Fabrizi completa la banda di quarantenni farfalloni e pappagalli dediti a una dolce vita in tono minore, tra Roma e Parigi. Corrado Pani (giovanissimo) è il figlio di Carotenuto, un aspirante medico più saggio e avveduto del padre che finisce per innamorarsi della figlia di Tognazzi. La critica alla piccola e media borghesia romana è evidente, così come il regista ironizza su vizi privati e pubbliche virtù. I figli sembrano più saggi dei genitori, visto che i maturi adulti passano il tempo a caccia di belle donne, bevono, fumano e fanno le ore piccole. Genitori in blue jeans anticipa molte tematiche che saranno sviluppate in maniera più ampia da Pietro Germi nel successivo Signore e signori (1965), ma per certi versi anche nella saga Amici miei di Mario Monicelli e Nanni Loy. “Le battute e le situazioni sono da avanspettacolo”, come annota saggiamente Pino Farinotti, ma la pellicola è ancora oggi godibile e resta un esempio di comicità intelligente e maliziosa. Una proto commedia sexy costruita su diverse storie concatenate basate su mariti scapestrati e scapoloni impenitenti, schema ancora oggi utilizzato dai Vanzina e da Neri Parenti, che non fanno mistero di essere andati a scuola da Mastrocinque. Protagonisti sono ricchi borghesi sfaccendati che vivono di eccessi, ma spesso si fanno turlupinare e vengono scoperti da mogli e amici. Non ci sono poveri in questa commedia alto borghese, naturale evoluzione del neorealismo rosa, che immortala l’Italia del boom con le immagini spensierate di Tognazzi che balla il mambo e Telegalli che si scatena a suon di charleston.

Recensione a cura di:

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