domenica 20 ottobre 2013

NONHOSONNO (2000) di Dario Argento - recensione del film

Non ho sonno (2000)
Quando si parla degli ultimi film di Dario Argento, partendo da “Due Occhi Diabolici” (1990) fino all’ultimissimo “Dracula 3D” (2013), il critico cinematografico o il semplice fruitore sono sempre d’accordo sul fatto che il Maestro del Thriller all’Italiana ha dimenticato il suo glorioso passato, o ancora peggio, il suo mestiere di cineasta. In ventitré anni Dario Argento non ha più saputo dare quella freschezza, quell’esclusività, quell’incisività, quella spontaneità, quella spettacolarizzante particolarità che avevano caratterizzato pellicole come “L’uccello Dalle Piume Di Cristallo”, “Il Gatto a Nove Code”, “4 Mosche Di Velluto Grigio”, “Profondo Rosso”, “Tenebre”, “Phenomena”, “Suspiria” o “Inferno”. Da ventitré anni insomma, Dario Argento non è più Dario Argento. C’è chi da la colpa all’insediamento americano nella produzione Argentiana, fatto alquanto irrilevante, dal momento che film come “Il Gatto a Nove Code” e “4 Mosche Di Velluto Grigio”, per l’appunto, erano sotto il controllo di produzioni a stelle e strisce. Controllo che costò non pochi problemi a Dario Argento stesso e alla distribuzione delle pellicole: non è un caso se Argento da sempre reputa “Il Gatto a Nove Code” uno dei suoi film meno riusciti per via delle imposizioni della produzione americana soprattutto nella scelta del cast e non è altrettanto un caso se la distribuzione Home Video in Italia di “4 Mosche Di Velluto Grigio” è stata un sofferente travaglio, per via dei diritti d’autore di proprietà della Paramount. Nonostante Dario Argento con “Trauma” (1993) abbia richiamato gli Stati Uniti, non è del tutto corretto associare a questo il decadentismo del suo Cinema. Il problema vi è altrove, innanzitutto sulla scelta di determinati attori che, detto chiaramente, non svolgono correttamente la loro funzione, poi sulla scelta degli effettisti e/o truccatori (fatta eccezione per Tom Savini) e infine sulla perdita di padronanza della macchina da presa e del linguaggio legato ad essa. Tre punti semplici, sicuramente elementari per poter fare buon Cinema, ma assolutamente determinanti per il Cinema Argentiano.
Nonhosonno (2000) di Dario Argento
Nel 2001, dopo ben quattordici anni, Dario Argento torna al Thriller  “di una volta”. Aveva già ritentato con “Trauma” e “La Sindrome Di Stendhal”, ma con infelici risultati, e questo nuovo film dal titolo altisonante “NONHOSONNO” dovrebbe rendergli giustizia. Le buone premesse non mancano, soprattutto nel cast non figura Asia Argento (e questo è già un buonissimo 25% di buona riuscita della pellicola) ma troviamo un grandissimo Max Von Sydow (un istituzione nel mondo del Cinema, attore che ha recitato in film come “L’esorcista” e  “Il Settimo Sigillo” di Ingmar Bergman, giusto per citarne un paio). Senza tralasciare altre due grandi presenze nel cast come Gabriele Lavia, di Argentiana memoria, e Rossella Falk, regina dello sceneggiato italiano degli anni ’70. Premessa non di poco conto è il ritorno dei Goblin nella composizione delle musiche (l’ultima volta che hanno composto per Dario Argento con la formazione  al completo fu per “Suspiria”), che costringe definitivamente il prodotto verso una direzione più di revival Argentiano, invece di volgerlo a novità vera e propria, e che gli regala una delle due nomination ai nastri d’argento. “NONHOSONNO” è un tributo di Dario Argento a Dario Argento; in questo Thriller del 2001 c’è tutta la sua storia cinematografica, disseminata qua e là nella trama, nelle inquadrature, nelle sequenze, nel montaggio, nella colonna sonora e addirittura nel pathos espressivo dei personaggi.  Insomma c’è tutto quello che potrebbe far funzionare al meglio possibile un film del Maestro, eppure c’è comunque qualcosa che rovinosamente non funziona.  Fatta eccezione per i (storici) nomi sopracitati, la prestazione del resto del cast lascia alquanto desiderare, questo soprattutto per merito di un doppiaggio degno di una Soap Opera, che degrada anche le ottime recitazioni di Sydow e Lavia. Quelli più attenti sapranno sicuramente che nella tradizione Argentiana vige la recitazione in lingua inglese, collaudata da un’altra tradizione tutta italiana, quella del doppiaggio in post-produzione. Questo “modus operandi” è letale per il Cinema di Dario Argento, soprattutto se quest’ultimo si preoccupa di far (ri)doppiare con un’altra voce Gabriele Lavia e invece lasciare, ad esempio, Silvio Muccino (ri)doppiare la sua tranquillamente [vedi “Il Cartaio”].

Come già accennato qualche rigo fa, “NONHOSONNO” fa riferimento a quasi tutta la filmografia Argentiana, riferimenti che si focalizzano essenzialmente sulle pellicole Thriller del regista. Tralasciando per ora il lato più strettamente tecnico, ci sono elementi basici nella trama e nella scenografia, che sono vere e proprie citazioni alle opere precedenti del regista: c’è la villa, chiaro riferimento a “Profondo Rosso”, di cui anche la costruzione scenografica dentro e fuori ne è un largo omaggio; un altro accenno al capolavoro del 1975 è la location del Teatro Carignano di Torino, dove in “Profondo Rosso” avveniva il congresso di parapsicologia e dove in “NONHOSONNO” avviene l’omicidio del “Cigno”. La scelta di Torino come location dove si svolgono i fatti è un tributo alla “Trilogia Animalesca”, come la tensione che scaturisce dai rumori e da il nome delle vittime pronunciato a bassa voce prima dell’omicidio. Il personaggio interpretato da Gabriele Lavia, l’Avvocato Betti, padre dell’assassino e quindi anche complice, è strettamente legato a Carlo, personaggio interpretato dallo stesso Lavia in “Profondo Rosso” in cui è il presunto colpevole, complice della madre omicida. Il rapporto tra Ulisse (Max Von Sydow) e Marcello, il suo pappagallo, ricorda un po’ il rapporto tra il Prof. John McGregor e lo scimpanzé Inga in “Phenomena”. C’è il personaggio del nano che riporta ancora a “Phenomena” facendo un lontano riferimento al bambino deforme interpretato da Davide Marotta, come il “pupazzo del nano” è l’ennesimo rimando a “Profondo Rosso”; e poi c’è il particolare che sfugge al protagonista, mitico e inconfondibile aggancio narrativo del Thriller Argentiano. Questa volta per il protagonista non è qualcosa che ha visto [vedi “L’uccello Dalle Piume Di Cristallo” e “Profondo Rosso”] ma qualcosa che ha sentito. Anche l’importante elemento narrativo che vede uno dei protagonisti avvicinarsi alla scoperta dell’assassino, per poi essere freddato giusto in tempo, è tra le più evidenti rimembranze del “vecchio” Cinema Argentiano. Il plot è forse l’unica cosa che si riesce sempre a salvare negli ultimi film del Maestro, almeno fino a “La Terza Madre”. La sostanza c’è, ma non la forma e in “NONHOSONNO” il susseguirsi e l’intrecciarsi degli eventi sono gli elementi contraddistinti che lo classificano come “Thriller all’Argento”. C’è tempo per dare allo spettatore le prove inconfutabili che sia proprio l’Avvocato Betti (Gabriele Lavia) l’assassino, ma c’è anche tempo per confondere e rivalutare gli indizi con lo spettatore, lasciandolo sospeso per almeno un paio di minuti prima della (sospettata o forse no) scoperta della (vera) realtà, prima del gran finale (quest’ultimo dal risvolto davvero inaspettato). L’idea della “Filastrocca del Fattore” (scritta da Asia Argento) come epicentro della vicenda, è semplice, ma allo stesso tempo originale e simpatica, è la linea di frazione di una combinazione matematica con i personaggi, con tanto di cambi continui di prodotti e numeratori che porta comunque al giusto risultato. 

Tecnicamente parlando la pellicola presenta la maggior parte dei tratti stilistici del regista (e meno male!): non mancano, ad esempio, i brevi piani sequenza funzionali alla scoperta di volti e oggetti o dediti semplicemente a mostrare un determinato luogo (per esempio l’interno e l’esterno della villa). Non manca la soggettiva in prima persona, che in “NONHOSONNO” trova il fulcro nel piano sequenza che vede l’assassino attraversare lentamente il pavimento del Teatro e che culmina con l’uccisione della ballerina; il tutto meravigliosamente accompagnato dalle azzeccatissime musiche dei Goblin. Il montaggio (seconda nomination ai nastri d’argento per questa pellicola) è sobrio, privo dall’inserimento di inquadrature dislocate dalla narrazione della sequenza: in parole povere in questo film lo spettatore non si trova catapultato in un inquadratura che vede due cani che si azzannano [vedi “Profondo Rosso”].  Questa tecnica di montaggio priva la narrazione anche di quei tipici siparietti comici che Dario Argento ha disseminato qua e la nei primissimi film. La sottoesposizione estesa in tutta la durata del film, conferisce un’identità ben precisa alla fotografia, che tende a trasportare lo spettatore nell’ignoto più puro, tanto che quest’ultimo è costretto più volte a chiedersi se ciò che non si vede è la verità. Contrariamente a quanto si possa pensare, Sergio Stivaletti fa un discreto lavoro agli effetti speciali; il colore del sangue è reale, in perfetta linea con l’oscurità fotografica e in perfetta sintonia con la brutalità degli omicidi.

In definitiva “NONHOSONNO” è un buon prodotto, specie se messo in contrapposizione con le recenti pellicole del Maestro. Trova il suo punto forte nella narrazione, nella storia che racconta che ben si traduce attraverso la gestazione tecnica con cui si lavora nella pellicola. Il Dario nazionale in questo caso ha saputo fare le cose come dovrebbe, leggermente sottotono e senza le mani guantate dell’assassino.
Il film è reperibile sia in DVD che in BD (clicca qui).

Regia: Dario Argento; Soggetto: Dario Argento, Franco Ferrini; Sceneggiatura: Dario Argento, Franco Ferrini, Carlo Lucarelli; Interpreti: Max Von Sydow, Stefano Dionisi, Chiara Caselli, Gabriele Lavia, Paolo Maria Scalondro, Roberto Zibetti, Roberto Accornero, Barbara Lerici, Massimo Sarchielli, Conchita Puglisi, Barbara Mautino, Elena Marchesini, Guido Morbello, Aldo Massasso, Rossella Falk; Fotografia: Ronnie Taylor; Musica: Goblin; Costumi: Susy Mattolini; Scenografia: Antonello Geleng; Montaggio: Anna Napoli; Produzione: Medusa Film, Telepiù; Distribuzione/Distribution: Medusa Film S.p.A.; Vendite all'estero: Adriana Chiesa Enterprises; censura: 95060 del 27-12-2000; Altri titoli: Sleepless.

Recensione a cura di:

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