martedì 29 ottobre 2013

CUORE CATTIVO (1995)


Regia/Director: Umberto Marino
Soggetto/Subject: Umberto Marino, opera
Sceneggiatura/Screenplay: Umberto Marino
Interpreti/Actors: Kim Rossi Stuart (Claudio), Cecilia Genovesi (Esther), Ludovica Modugno (madre Esther), Massimo Wertmüller (Salvadori), Massimo Ghini (commissario), Mauro Leuce (capitano Nocs), Federico Scribani (giudice), Gianluca Giugliarelli (Romano), Romolo Passini (Gullotta), Clarita Gatto (Miriam), Valerio Mastandrea (Inzerillo), Massimo Popolizio, Barbara Livi, Alberto Molinari, Valerio Mastrandrea, Tommaso Biffi, Carmen Onorati, Paolo Calabresi, Germano Bellavia, Marco Tummolo, Stefania Rocca, Mauro Fontani, Gabriella Graziani, Marta Zoffoli, Giuseppe Zarbo, Danilo Bertazzi
Fotografia/Photography: Alberto Torresi Gelsini
Musica/Music: Aerosmith, Francesco Verdinelli
Costumi/Costume Design: Stefano Giambanco
Scene/Scene Design: Stefano Giambanco
Montaggio/Editing: Simona Paggi
Suono/Sound: Andrea Petrucci
Produzione/Production: Dania Film, Globe Films, RAI-Radiotelevisione Italiana (Rete 2)
Distribuzione/Distribution: Warner Bros. Pictures Italia
censura: 90068 del 23-03-1995
Altri titoli: Hearteless
Colore ▬ 1h32m
[ Dania Film / Globe Films / RAI Radiotelevisione Italiana (Rete 2) ]

Dopo un colpo in una tabaccheria andato male, Claudio, un giovane sbandato, si rifugia in un appartamento, sequestrando la disabile Esther. Mentre fuori dalla palazzina si raccolgono le forze dell’ordine guidate da un commissario di grande umanità, Esther e Claudio travalicano il loro rapporto carceriere/vittima, entrando casualmente nella sfera personale l’uno dell’altra; almeno, fino a quando non viene coinvolto il famoso giornalista Salvadori.
Umberto Marino (La baronessa di Carini, 2007) trasporta con grandissima efficacia il suo dramma teatrale, costruendo uno dei più interessanti titoli del decennio e preconizzando sviluppi sociali che  nei decenni successivi diverranno particolarmente evidenti – dal cinismo dell’informazione giornalistica fino alla perdita del senso del reale a favore di una finzione comoda creata orwellianamente dal media televisivo. Abilissimo nella gestione della parte più strettamente teatrale – con l’azione ridotta spesso in una stanza buia e al cortile assolato colmo di poliziotti e curiosi – Marino dimostra anche un’ottima conoscenza del cinematografo – bellissimi i flashback visualizzati in immagini sfocate, da VHS logora – e dell’utilizzo del montaggio, costruendo lentamente un forte atmosfera drammatica attraverso rapide inquadrature e i notevoli dialoghi. Dopo un inizio dominato da una Ludovica Modugno (L’ultimo capodanno, 1998 di Marco Risi) un po’ sopra le righe, prende piede la preponderante presenza di un eccellente Kim Rossi Stuart (Romanzo criminale, 2005 di Michele Placido), finché una scena alla volta non emerge l’incredibile prova di una sottilissima Cecilia Genovesi (già in Senza pelle, 1994 di Alessandro D’Alatri e poi misteriosamente scomparsa), a costruire una parte finale di grande resa emotiva – con appena un’impalpabile concessione alla retorica – dominata da un epilogo tristissimo, ma crudelmente realistico – e che dovrebbe decisamente far riflettere lo spettatore. A completare il cast, Massimo Ghini (La tregua, 1997 di Francesco Rosi) mette molto sentimento al suo commissario (fin troppo, in rapporto alla realtà) pieno di umanità; mentre Massimo Wertmüller (In nome del popolo sovrano, 1990 di Luigi Magni) è semplicemente perfetto nella sua figura di giornalista senza scrupolo e senza sentimenti. Un gran bel esempio di cinema sociale e al contempo di dramma personale, con un sottofinale che stringe il cuore e lascia un senso completamente diverso al titolo del film.

Recensione a cura di:

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